AL FANCY FOOD I MILLE GUSTI DELL’ITALIA – DI LAURA GAMBERINI

AL FANCY FOOD I MILLE GUSTI DELL’ITALIA – di Laura Gamberini

 

NEW YORK\ aise\ – “L’Italia è stata la più grande protagonista dell’edizione estiva del Fancy Food 2016, la più importante fiera del Nord America dedicata allo specialty food, che dal 26 al 28 di giugno ha animato il Javitz Center. Hanno infatti partecipato ben 330 imprese italiane, quasi un terzo dei 1.100 espositori. D’altronde l’Italia è un indiscusso punto di riferimento mondiale nel settore enogastronomico.
Il sottosegretario per lo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, che ha tagliato il nastro dell’area italiana ha dichiarato che le nostre esportazioni sono cresciute del 22.2% nel 2015, confermandoci primi fornitori per vino, pasta, olio di oliva, formaggi e acque minerali.
La prima impressione, girando per gli stand italiani del Fancy Food, è di grande sorpresa per la varietà e la vastità dell’offerta italiana che va ben oltre i soliti stereotipi sul Belpaese”. Così scriveLaura Gamberini sulla “Voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“In fiera, molte aziende competitive dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, come la Medusa che propone insalate di mare, alici e altri prodotti marinati. Si tratta di prodotti che sul mercato americano, in cui quest’azienda si è buttata da poco più di un anno, sono ancora nuovi e certamente non sono identificati con il made in Italy più noto.
“La maggior parte degli americani non sa neanche cosa sia un’insalata di mare – dice Carlo Zetti, export manager di Medusa – eppure c’è un grande interesse, soprattutto dei salutisti che sono sempre di più, al di là degli stereotipi sugli Stati Uniti. In più, si tratta di un piatto pronto, cosa che va perfettamente incontro alle esigenze di single e famiglie allo stesso tempo”. L’azienda, fondata nel 1861, ha sempre saputo rinnovarsi, conquistando una vera e propria leadership nel settore. Per portare i propri prodotti sul mercato americano, l’azienda ha fatto un lavoro di grande ricerca tecnologica. I prodotti vengono abbattuti ad alte pressioni e mantengono comunque un ottimo sapore e un’alta qualità. Anche per realizzare le confezioni in modo che i prodotti si possano conservare al meglio sono stati fatti tanti studi. E dal momento che si tratta di un prodotto nuovo, l’azienda ha studiato una comunicazione sul packaging che ricorda un po’ le icone degli smartphone, per aiutare i consumatori a trovare idee creative per utilizzare le insalate di mare nella propria cucina.
I piatti pronti sono qualcosa che funziona molto nel mercato statunitense. Lo conferma anche il successo di Mi Garba, gastronomia toscana nata nel 1985 a Prato. I cugini Emanuele e Gabriele Tempestini sono partiti due anni fa alla conquista degli Stati Uniti, rimanendo fedeli al principio con cui i loro genitori hanno fondato l’azienda di famiglia: tutto è autenticamente toscano. Ribollita, farro e sughi, pronti in pochi minuti di cottura, si sposano perfettamente con la fretta degli americani in cucina. Si tratta di piatti non popolarissimi per il grande pubblico, ma estremamente sani e gustosi. Il successo di Mi Garba è stato talmente grande che da un anno la famiglia Tempestini ha aperto anche un ristorante vicino a Union Square.
Conferma la passione degli americani per i cibi pronti anche Alexandro Titiunik, export manager di riso Gallo che in America si chiama riso Bello, dopo una controversia legale con un omonimo produttore di vini californiano avvenuta nel 1996, quando il marchio si è affacciato al mercato americano. I prodotti che l’aziende vende di più negli States sono infatti i risotti pronti. D’altro canto c’è sempre più curiosità per prodotti di alta qualità che fino a pochi anni fa erano solo di nicchia o riservati alla ristorazione come il riso Carnaroli. Questo grazie alla popolarità che certi ingredienti stanno avendo attraverso trasmissioni incentrate sulla cucina come Master Chef.
Il Fancy Food è stato una vetrina per ogni tipo di prodotti, anche quelli che dichiaratamente, per mantenere un livello di eccellenza, si rivolgono ad un mercato di fascia molto alta come l’Aceto Balsamico di Modena dell’Acetaia Fondo Montebello. Luca Piccolo, business development manager, dice che c’è ancora tanta confusione persino in Italia, attorno all’autentico aceto balsamico di Modena e che l’unico modo per dipanarla è continuare a proporre un prodotto che si distingua chiaramente per eccellenza, solo così si può istruire il pubblico.
Altra eccellenza italiana è il prosciutto. Carlo Galloni, presidente dell’azienda familiare fondata a Parma da suo padre nel 1960 ci ha raccontato di come loro siano stati i primi ad avere il certificato per importare il loro prestigioso prosciutto nel 1989. Nei precedenti 27 anni, negli Stati Uniti non era possibile vendere prosciutto proveniente dall’estero. E, per quanto riguarda gli insaccati a stagionatura, solo di recente si stanno riducendo le limitazioni all’import. È tuttora vietato trasportare negli Stati Uniti salumi stagionati meno di 400 giorni.
Problema che dal novembre del 2015, Terre Ducali, azienda fondata dalla famiglia Gherri dal 1954, è riuscita a superare grazie al trattamento con alta pressione. Terre Ducali era già presente nel mercato americano con i cotti e adesso sta letteralmente conquistando gli Stati Uniti con salumi saporiti che sembrano fatti apposta per incontrare il gusto americano tipo il salame al Parmigiano o quello al vino. “Stiamo studiando nuovi sapori mirati appositamente per il pubblico americano” ha detto Gianluca Armenzoni, responsabile dell’export.
L’industria alimentare italiana non è quindi solo gusto ma anche ricerca e tecnologia. Anche il prodotto italiano per eccellenza, la pasta, è ancora oggetto di continua ricerca e innovazione. Joseph Sellitto, national sales manager di Delverde, ha spiegato come la nota azienda abruzzese punti anche sui prodotti biologici e ha presentato le due novità: la pasta ai ceci e quella ai semi di lino. Interessante anche la proposta del pastificio veronese Armando De Angelis che, tra le altre cose, realizza pasta fresca vegan a base di farina di carote, barbabietole o broccoli.
Gli ingredienti naturali sono alla base dei prodotti Mand’Or: latte di mandorla e creme spalmabili. È certamente una bella sfida cercare di conquistare con il latte di mandorla all’italiana un paese in cui l’almond milk è ampiamente diffuso. Va detto però che questi prodotti hanno decisamente una marcia in più e il latte al pistacchio è gustosissimo.
Altra sfida grandiosa è quella di proporre la birra made in Italy negli Stati Uniti, eppure dice Massimo Salvatori che è uno dei fondatori della romana Birradamare che il mercato americano sembra pronto per la craft beer e mancano pochi giorni per il lancio ufficiale. Manca solo l’approvazione dell’etichetta, dopo finalmente si potrà dare una risposta ai tanti ristoratori che sono interessati. In effetti, attorno allo stand delle birre romane dalle confezioni coloratissime, c’era una certa folla. Tutto è nato da un brew pub a Roma 11 anni fa. Dal 2010 le birre hanno incominciato ad essere imbottigliate e hanno avuto un successo strepitoso, soprattutto la celebre ‘na biretta. Negli anni la produzione è diventata sempre più sofisticata e si sono aggiunte birre dai gusti davvero particolari come quella alle castagne, quella al cioccolato e la più recente al mosto d’uva. In effetti si tratta di sapori veramente particolari.
Altro sapore davvero speciale è quello che propone Simone Neri con il suo Chinottissimo, pronto a conquistare i nostalgici e le nuove generazioni. Il nipote dell’inventore del famoso Chinotto Neri ripropone finalmente l’autentica ricetta del vero chinotto inventato da suo nonno nel dopoguerra. Si tratta di una ricetta basata su 23 erbe officinali che il nonno Neri non cedette assieme al marchio, perciò il Chinotto Neri da tanti anni non è più quello che tutti ricordano, nonostante i tantissimi tentativi di riprodurre la ricetta. Insomma, se volete bere il vero Chinotto dovete assaggiare il Chinottissimo e rimarrete colpiti dall’aroma che si presta perfettamente ad essere usato anche per tanti cocktail dal sapore un po’ vintage.
Insomma, l’Italia al Fancy Food si è segnalata per una perfetta combinazione di innovazione e tradizione, oltre che per un rumorosissimo tifo durante la gloriosa partita contro la Spagna.
Alla terza esperienza al Fancy Food, Maurizio Forte, direttore dell’ICE di New York che gestisce la presenza italiana in fiera in collaborazione con Universal Marketing e Specialty Food Association, è davvero soddisfatto, soprattutto dell’atmosfera: “La cosa davvero straordinaria è il fermento e l’atteggiamento attivo delle aziende. Ci sono state decine di eventi, iniziative, cooking show per mostrare al meglio i prodotti italiani”. E quest’anno la presenza italiana al Fancy Food è stata accompagnata anche da un evento eccezionale: l’apertura a Grand Central Station dell’installazione video a 360 gradi Panorama, dedicata al paesaggio, alla cultura e alle eccellenze del Belpaese.
Tra i tanti eventi collaterali, notevole è stata la collaborazione tra la Regione Calabria e Lidia Bastianich per promuovere il territorio e i prodotti calabresi.
Lidia Bastianich al suo celebre ristorante Felidia ha dato vita ad un menu che ruotava interamente attorno a ingredienti come la cipolla di Tropea e la ‘nduja. Tutto questo accompagnato da vini calabresi che Carmine Maio, Benemerito della vitivinicoltura italiana per la regione Calabria ha ricordato essere presenti da più di 3.000 anni, aggiungendo un simpatico aneddoto: “Si dice che Dionisio sostenesse che bisogna bere tre bicchieri di vino: il primo per brindare a te stesso, il secondo per conquistare la tua donna e il terzo per dormire serenamente”. Durante la serata è stato proiettato il video per la promozione del territorio calabrese che fa parte del progetto Culti e Culture di Calabria in collaborazione con Rosso Calabria. Il gemellaggio inedito tra la cucina di Lidia Bastianich e gli ingredienti calabresi ha gettato un ponte rispetto a future possibili collaborazioni e a una presenza più massiccia dei prodotti calabresi nel mercato americano.
Altra iniziativa davvero grandiosa è stata la crociera offerta da Urbani Truffles. Chiunque abbia avuto la fortuna di salpare dal Pier 40 sulla nave piena di delizie e buon vino offerti da Urbani, è rimasto incantato dalle luci di Manhattan. Gustare la pizza di Kestè al tartufo e altre specialità, ballando illuminati dalle luci di Manhattan e avvicinandosi alla Statua della Libertà come con pochi altri tour è possibile, è stato come un sogno. Una cornice magnifica per presentare dei prodotti di eccezionale qualità”. (aise)