GLI USA CORTEGGIANO UN’ALTRA ITALIA – DI ROBERTO ZANNI

GLI USA CORTEGGIANO UN  

 

MONTEVIDEO\ aise\ – “Non c’è solo la Ferrari e nemmeno la Fiat. Il viaggio attraverso i motori italiani, e tutto quello che fa parte di questo mondo, negli Stati Uniti è ampio e presenta nuove strade da percorrere. La tecnologia italiana negli States in tutti i settori si sa è ampiamente apprezzata e riconosciuta, ma quello che sta succedendo nel campo delle quattro, e delle due ruote, merita una considerazione particolare. E non solo perchè qui Ferrari e Maserati rappresentano un sogno, che in tanti possono realizzare, oppure perché a Indianapolis la Dallara, che è la fornitrice unica per quello che riguarda i telai, della IndyCar, ha realizzato un centro che non ha eguali al mondo. E se l’Alfa Romeo, che vanta in America un numero incredibile di Alfisti, al suo ritorno in USA dopo anni di assenza ha subito riaccolto attorno a sè i suoi fan, nell’italianità dei motori non si devono nemmeno dimenticare le due ruote: Ducati è la regina e la Vespa c’è da New York a San Francisco. Ma non c’è solo questo, si va al di là delle marche conosciute perchè si vedono per le strade tutti i giorni”. Così scrive Roberto Zanni su“Gente d’Italia”, quotidiano diretto a Montevideo da Mimmo Porpiglia.
“C’è un altro aspetto del mondo dell’auto che è rappresentato dall’Italia negli USA, spiegato da un nome, automotive che racchiude dentro di sè tutto ciò che far parte dell’industria automobilistica.
Solo per fermarsi ai nomi più conosciuti, Magneti Marelli, da tempo si è radicata negli States, mentre Brembo ha tre stabilimenti in terra americana, con un altro che è stato appena inagurato in Messico. Ecco che le industrie che producono componenti per auto, rappresentano una parte, importante di quello che la produzione italiana ha da esportare. In quello che è un elenco, che risale a un paio di anni fa dell’Ice, l’Istituto nazionale per il commercio estero, le industrie italiane nel settore automobilistico con una sede, o uno stabilimento negli Stati Uniti, sono oltre settanta.
Ma adesso si vuole sfruttare ancora di più questo canale. E una prova arriva proprio dall’Italia, da Torino, che se una volta era la capitale dell’auto, in Italia, adesso cerca altre frecce da infilare nel suo arco. ‘Opportunità di cooperazione e investimento tra Italia e Stati Uniti del sud nel settore automotive’ è stato un seminario che si è svolto al Centro congressi dell’unione industriale, sotto la organizzazione della ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, l’Unione Indutriale di Torino e AMMA, Aziende meccaniche e meccatroniche associate.
L’aspetto significativo di questo incontro è che si è effettuato in collaborazione con la Camera di Commercio Americana in Italia e gli studi legali Baker Donelson e Rodl&Partner USA. Perchè l’America cerca investimenti fuori dai propri confini e per chi è disposto a farli ci sono anche diverse agevolazioni.
Ecco allora che l’automotive italiano cerca spazio in quella parte degli Stati Uniti dove poi in maniera maggiore sono richiesti gli investimenti, nuovi stabilimenti, attività che portino a una diminuzione della disoccupazione.
Così, anche per questi aspetti, l’internazionalizzazione del settore, rivolgendosi poi in modo particolare agli Stati Uniti rappresenta a questo punto una necessità.
“Gli Stati Uniti – ha spiegato Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA – rappresentano uno dei mercati strategici del settore automotive, con una produzione media annua di 10,5 milioni di veicoli passeggeri dal 2000 al 2014 e nel 2015 ne sono stati prodotti oltre 12 milioni e venduti 17,8. E negli stessi USA sottolineano che l’Italia è già uno dei principali Paesi europei fornitori di componenti, con un valore di 1,5 miliardi di euro per l’export e un salto attivo che nel 2015 ha raggiunto i 750 milioni di euro”. Questo flusso commerciale, è stato rimarcato, assieme ad altri importanti fattori come quello di una manodopera qualificata per esempio, rappresentano le basi per nuovi investimenti.
Dove? Nel sud-est degli Stati Uniti, perchè in questa parte dell’America la concentrazione di aziende automotive, ha innescato la concorrenza tra i diversi stati, in maniera di incentivi fiscali che vengono calcolati in base al valore dell’investimento e al numero di posti lavori che vengono creati. E la Camera di Commercio Americana in Italia rappresenta un partner qualificato per quelle aziendeitaliane che vogliono puntare sul mercato USA.
Attualmente nel sudest degli USA ci sono 29 aziende automobilistiche, alle quale fanno riferimento migliaia di imprese di fornitura, ma si tratta di una regione che, in questo settore, è in grande espansione, una occasione da non perdere per l’Italia”. (aise)