REFERENDUM ALL’ESTERO: OPZIONI ENTRO IL 26 FEBBRAIO

ROMA\ aise\ – È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri, 16 febbraio, il decreto con cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indetto il referendum sugli idrocarburi del 17 aprile prossimo.
Dalla data della pubblicazione del decreto dipendono varie scadenze: due, in particolare, riguardano gli elettori italiani all’estero.
Da ieri, infatti, parte il conteggio dei 10 giorni a disposizione di quanti – iscritti all’Aire – vogliono invece votare in Italia e per i temrporaneamente all’estero che, al contrario, non essendo iscritti all’Aire vogliono votare per corrispondenza.
L’opzione per gli iscritti Aire
Gli elettori residenti all’estero e iscritti nell’AIRE – di norma – votano per corrispondenza: a loro arriverà a casa il plico con il materiale per il voto.
Gli elettori che, invece, pur essendo residenti stabilmente all’estero, intendono votare in Italia, dovranno esercitare il cosiddetto diritto d’opzione, comunicando al consolato competente per residenza un’apposita dichiarazione su carta libera.
La dichiarazione deve essere datata e firmata dall’elettore e accompagnata da fotocopia di un documento di identità del richiedente, e può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta pervenire a mano al Consolato anche tramite persona diversa dall’interessato ENTRO I DIECI GIORNI SUCCESSIVI ALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DEL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, dunque entro il26 febbraio (con possibilità di revoca entro lo stesso termine).
Elettori temporaneamente all’estero
Gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale, nonché i familiari con loro conviventi, potranno partecipare al voto per corrispondenza.
Per farlo, questi elettori dovranno far pervenire al COMUNE d’iscrizione nelle liste elettorali ENTRO I DIECI GIORNI SUCCESSIVI ALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DEL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – quindi sempre il 26 febbraio – (con possibilità di revoca entro lo stesso termine) una opzione, che è valida per un’unica consultazione.
L’opzione può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta pervenire a mano al comune anche da persona diversa dall’interessato (sul sito http://www.indicepa.gov.it sono reperibili gli indirizzi di posta elettronica certificata dei comuni italiani).
Il quesito
Il referendum è stato indetto per l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dal comma 1 dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, a sua volta modificato dalla Legge di stabilità 2016.
Il testo
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”.
Ribattezzato No Triv, il referendum è stato proposto da 10 regioni – Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise e Abruzzo che però ha abbandonato la campagna referendaria – per tutelare le acque dell’Adriatico. Il quesito, infatti, riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate: se approvato, cancellerebbe la disposizione di legge per cui chi è stato già autorizzato potrà continuare ad estrarre dal giacimento fino all’esaurimento dello stesso. (aise)