PATRONATI ALL’ESTERO: IL DIBATTITO AL CQIE

ROMA\ aise\ – Presieduto da Claudio Micheloni, il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato ha iniziato ieri l’esame del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla riforma dei Patronati italiani che operano fuori dal territorio nazionale per le comunità italiane residenti all’estero.
Dato il benvenuto a due nuovi componenti del Comitato – il senatore Aracri (Fi) in sostituzione della senatrice Fabbri, e il senatore Petrocelli (M5S) – Micheloni ha illustrato lo schema della relazione sui cui i senatori potranno presentare proposte di modifica entro le ore 12 di mercoledì 17 febbraio.
Ribadendo “l’importante funzione svolta dalle associazioni di patronato a favore degli italiani all’estero”, Micheloni ha sostenuto che “le criticità emerse nel corso dell’indagine, e illustrate nel documento, riguardano prevalentemente il funzionamento dei patronati e la gestione delle strutture”.
Alcuni punti “richiederebbero maggiori approfondimenti da parte del Parlamento o dell’autorità giudiziaria”, ha aggiunto; visto che “le ispezioni svolte dal Ministero del lavoro presso le associazioni all’estero hanno luogo – anche per motivi legati alle ristrettezze di bilancio – con una cadenza quinquennale nel medesimo paese, si è verificato, quindi, che una ispezione che riscontra irregolarità sostanziali (forte riduzione del punteggio attività e/o mancanza di requisiti organizzativi) non viene seguita da altra ispezione che possa svolgere una adeguata verifica nell’anno successivo”. Esempi sono “per l’anno 2011 il caso della sede ACAI di New York e il caso INCA di Montreal”.
Altro nodo cruciale la cosiddetta “doppia statisticazione”: Micheloni ha riferito sulla “prassi utilizzata dagli enti nazionali di inviare pratiche alle sedi estere per metterle a punteggio, anche senza alcuna attività istruttoria svolta da queste ultime”. Prassi che “ha creato diverse incomprensioni arrivando a determinare la rottura del rapporto di lavoro tra Inca nazionale e presidenza INCA Germania, rottura attualmente all’esame della giustizia tedesca”. Altro “punto sensibile” sarebbe “l’uso della password che consente di accedere alle banche dati degli enti previdenziali e che secondo le indicazioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali deve essere data solo agli operatori di patronato. Alcuni enti di patronato, però, consentono anche ai collaboratori volontari l’uso delle password con enormi rischi per la privacy degli assistiti e il possibile mercimonio dei dati”. A tal proposito, il senatore ha ricordato che “sull’argomento sono intervenute ultimamente due sentenze (Tar Trieste e Tar Lazio), promosse da INCA e ITAL contro il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che hanno dato una interpretazione estensiva dell’utilizzo degli accessi, annullando quanto riportato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali all’interno del “Vademecum per lo svolgimento dell’attività di vigilanza sugli istituti di patronato e di assistenza sociale” nella parte in cui ribadiva che “ai suddetti collaboratori non può essere consentito l’accesso alle banche dati degli enti previdenziali, di esclusiva competenza degli operatori di patronato”. Si è rilevato, inoltre, un aumento non giustificato delle sedi di patronato, in particolar modo in Germania tra il 2009 e il 2011 in aeree dove il numero dei connazionali era decrescente”.
Per Micheloni la vigilanza del Ministero del lavoro è “carente”, mentre ampio è il ricorso alla “autocertificazione dell’attività da parte dei patronati”.
Infine, Micheloni ha ricordato “la truffa ai pensionati di Zurigo che ha messo in evidenza il tema della responsabilità degli enti nazionali nei confronti dei dipendenti delle associazioni all’estero che compiono atti illegittimi con danni patrimoniali a carico dei loro assistiti”.
Per il Presidente del Cqie, “la proposta all’esame del Comitato, purtroppo, è un lavoro incompiuto a cui manca un fondamentale confronto” quello con il Ministero del lavoro che, tra l’altro, “non ha mai risposto ai quesiti inviati lo scorso maggio 2015”.
Detto questo, Micheloni ha illustrato alcune proposte di modifica della normativa vigente per superare le criticità emerse dall’indagine.
In primo luogo “le ispezioni dell’attività dei patronati all’estero dovrebbero restringersi alla verifica dell’organizzazione della sede e il controllo delle attività dovrebbe essere assicurato attraverso sistemi telematici che prevedano il coinvolgimento degli enti previdenziali e l’incrocio dei dati”.
In secondo luogo, “dovrebbe essere previsto l’obbligo per i patronati di avere un bilancio analitico che comprenda anche l’attività svolta all’estero. Il bilancio dovrebbe essere costituito dal conto economico, ove sono indicate le voci dei costi e dei ricavi ammessi, e dallo stato patrimoniale, economico e finanziario e consolidato per le associazioni all’estero che, operando secondo il diritto locale, sono soggette a obblighi di rendicontazione propri di ogni Stato di residenza e applicando, ai fini del bilancio consolidato, gli stessi princìpi contabili in base ai quali devono essere redatti i bilanci dell’ente originario domestico. Se i patronati all’estero saranno obbligati a predisporre i bilanci ai sensi della legge locale con princìpi diversi da quelli italiani, – ha aggiunto – gli stessi dovranno essere obbligati ad effettuare le necessarie riclassificazioni”. Inoltre, “ai componenti degli organi amministrativi direzionali e di controllo dovrebbe applicarsi il regime di responsabilità per gli amministratori delle associazioni non riconosciute previsto dal codice civile”.
Infine, per Micheloni “sarebbe necessario ritornare al principio dell’unità della pratica, modificando le disposizioni del Regolamento n. 193 nella parte in cui viene riconosciuta la possibilità che ogni singolo intervento attuato in diverse sedi (di una pluralità di paesi esteri) consenta di ottenere il punteggio relativo alla prestazione”.
Concludendo, il senatore ha evidenziato la necessità di “un generale ripensamento della materia sopratutto per certe realtà come in Argentina, dove su 900.000 cittadini italiani meno di 90.000 è oriundo del nostro paese e circa il 10% ha avuto un periodo lavorativo in Italia”.
Nel dibattito che ne è seguito, Petrocelli (M5S) – che ha condiviso l’impianto generale della relazione – ha proposto di “individuare una struttura pubblica in grado di assistere i nostri emigrati nel loro primo anno d’insediamento nel paese d’immigrazione”.
Per Mussini (Misto) “la mancanza di collaborazione del Governo si inquadra in una generale assenza di adempimento dei suoi obblighi nelle relazioni al Parlamento. Credo che questo tema più generale potrebbe essere oggetto di interessamento da parte della Presidenza del Senato”. Per la senatrice sarebbe “necessario continuare ad approfondire il in esame, domandandosi quale sia il migliore strumento, anche in considerazione del fatto che l’avvio di una Commissione d’inchiesta richiederebbe tempi non brevissimi”. Quanto all’attuazione dell’articolo 11 della legge n. 152 del 2001, la senatrice ha evidenziato “una mancanza di coerenza tra la chiusura dei consolati e l’apertura delle sedi di patronato, ritenendo non opportuno affidare a questi ultimi in modo generalizzato competenze e servizi per gli italiani all’estero”.
Secondo Pegorer (Pd) sarebbe “necessario valutare attentamente la documentazione in esame” e “sentire il sottosegretario Bobba che nell’audizione del 13 maggio si era dichiarato disponibile sia a rispondere per iscritto ai quesiti rivolti, sia a ritornare in audizione, e di ascoltare nuovamente le associazioni di patronato”.
Di diverso avviso il senatore Aracri (Fi) secondo cui “per rispetto alle collettività italiane all’estero, l’indagine deve e può essere conclusa velocemente”.
“Stupito” per “la mancanza di attenzione del Ministero del lavoro” Dalla Tor (Ap) ha manifestato la sua perplessità sul perché “non si avvii celermente un controllo dei dati e delle attività dei patronati in via telematica”. Quanto all’istituzione di una eventuale Commissione d’inchiesta, “credo che quanto fatto fino ad oggi dal Comitato sia di per sé sufficiente per avviare una profonda riforma del settore”.
A fine seduta, Micheloni ha replicato a Pegorer dicendosi “non personalmente disposto a richiedere ulteriori audizioni al Ministero, ora che si è alla conclusione della indagine, considerato peraltro che da maggio scorso il Comitato attende risposte che non sono mai arrivate”. Il presidente ha quindi fissato alle 12 di mercoledì 17 febbraio il termine per la presentazione di proposte di modifica allo schema di documento conclusivo. (aise)