CDP CGIE ALLA FARNESINA/ COMITES: ISCRITTI AL 6,5%/ CAROZZA: CAMBIARE CGIE/ PROPOSTA DI LEGGE SU LINGUA E CULTURA

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ROMA\ aise\ – Sono circa 243mila gli italiani all’estero che si sono iscritti per votare i nuovi Comites. È un dato “quasi definitivo”, pari al 6,5% degli aventi diritto. A confermare le cifre è Elio Carozza, segretario generale del Cgie, che da ieri presiede alla Farnesina il suo (forse) ultimo Comitato di Presidenza.

Un Cdp che ha discusso di Comites, ovviamente, ma anche della composizione del nuovo Consiglio generale e della riforma del settore lingua e cultura italiana all’estero.
Con i plichi elettorali in partenza – i Consolati devono inviarli entro il 28 marzo, chi non li riceve dal 3 aprile può chiedere un duplicato in Consolato, tutti devono rinviare le schede entro il 17 aprile – Carozza ha tenuto a sottolineare che sì, il numero dei votanti non sarà altissimo, ma “considerati tempi e modi di queste elezioni, la proroga della data, l’introduzione dell’inversione opzione e un’informazione quasi nulla in tempi brevi, quello che emerge da questo dato è l’importanza della rappresentanza”.
In ogni caso “dobbiamo prepararci a spiegarlo bene” perché “la politica o le istituzioni che guardano le cifre senza conoscere la situazione potrebbe mettere in discussione i Comites e poi tutta la rappresentanza degli italiani all’estero. Dobbiamo armarci per spiegare e informare chi non sa e chi, pur sapendo, parlerà in mala fede: i “nemici” degli italiani all’estero potrebbero avere vita facile”.
A guardare l’elenco degli iscritti divisi per Paese e per Continenti, le cifre fotografano diverse realtà: ci sono circoscrizioni in Europa che si fermano all’1% degli iscritti, spiega Carozza, mentre in America Latina, in Argentina e Venezuela ad esempio, si arriva anche al 14-15%.
È chiaro, argomenta il segretario generale, che nel Vecchio Continente gli italiani “si percepiscono come cittadini europei che vivono al di fuori del loro Paese, guardano all’integrazione europea, più che al legame con la Madre Patria, penso ai giovani soprattutto. In alcune realtà, l’iscrizione è legata all’emigrazione tradizionale, giovani e nuovi migranti sono poco coinvolti, anche se alcuni candidati sono molto giovani”. Insomma, “qualcosa cambia e ci dimostra che sulla rappresentanza c’è molto da lavorare. Nessuno potrà dire che non c’è bisogno di rappresentanza”.
Dal 17 aprile, continua Carozza, “inizia un’altra pagina” in cui si dovrà pensare a “come proporre o rivisitare la rappresentanza per raccogliere i cambiamenti che ci sono stati”.
Questione che il Cdp ha sollevato sia col Governo che con i due Comitati alla Camera e al Senato: a tutti “abbiamo detto di non fare i soliti errori all’italiana” cioè di agire all’ultimo momento. Il Cgie sostiene “la necessità di mantenere l’opzione anche per le altre elezioni, politiche in primis. E forse anche per il referendum”. È importante “non aspettare le vigilie delle elezioni per ricordarsene, dunque il nostro invito al Parlamento è di rivedere subito la legge sul voto all’estero così da introdurre l’opzione perché l’informazione è determinante”. E ancora: secondo il Cgie “le liste degli elettori formate in occasione delle elezioni dei Comites non dovrebbero essere buttate, così come pare sia l’intenzione della Farnesina, ma rimanere valide per altre tornate elettorali”.
Residente da anni in Belgio, Carozza spiega che per votare alle europee i candidati belgi – invece che quelli italiani – lui si è iscritto al suo Comune di residenza nel 2004 e da allora non è stato più necessario.
Tornando ai Comites e agli iscritti, se è vero che di solito “l’elettorato italiano all’estero si aggira intorno al milione di persone, su 4 milioni di aventi diritto” e si sono iscritti in 243mila, è anche vero che occorre “tenere conto della disaffezione alla politica, che non c’è solo in Italia, come dimostrato dalle recenti elezioni regionali in Emilia Romagna. Chi parlerà di Comites non legittimati a causa dei pochi elettori sarà in grande malafede o è gente che non conosce la realtà”.
Nel 2004 – anno delle ultime elezioni dei Comites – i votanti furono il 30% degli aventi diritto, ricorda Carozza, che non manca di sottolineare anche il grande lavoro fatto dalle associazioni in alcune circoscrizioni – vero motore della operazione-isrizione.
Altro grande tema all’attenzione del Comitato di Presidenza è stato quello sulla riforma di lingua e cultura.
“Abbiamo consegnato a Governo, alle Commissioni Cultura del Parlamento, ai Presidenti Grasso e Boldrini e ai due Comitati, la nostra proposta di legge per la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero”.
Il CdP ha riscontrato “disponibilità” in Senato, dove è stata avviata anche un’indagine conoscitiva, nella consapevolezza che in entrambi i rami del Parlamento sono state presentate altre proposte di legge. “È mancato, invece, un riscontro da parte del Governo. Ho la sensazione che gli addetti ai lavori dell’amminiStrazione, soprattutto qui al Mae, siano piUttosto sulla difensiva”.
La proposta di legge “riguarda soprattutto la struttura: proponiamo un’Agenzia sotto l’egida della Presidenza del Consiglio”. In ogni caso, quella su lingua e cultura “dovrebbe essere la riforma delle riforme per gli italiani all’estero” così da “arrivare al 2018 con un’altra visione”. Se così non sarà, il Parlamento potrà comunque calendarizzare una proposta di legge “invece che aspettare il Governo” all’interno del quale, secondo Carozza, “ci sono troppi freni, in seno a diverse Amministrazioni” forse tali da impedire “una proposta innovativa e al passo coi tempi” come quella proposta dal Cgie che “inserisce il tema “lingua e cultura” nel quadro della promozione del Sistema Paese e dell’internazionalizzazione dell’Italia”.
Altro tema “caldo”, la nuova ripartizione dei consiglieri del futuro Cgie. L’elenco presentato ieri al Cdp dal sottosegretario Giro ha lasciato perplessi tutti.
“Fin dalla legge istitutiva del Consiglio generale – ricorda Carozza – la ripartizione non si è basata mai solo sul numero degli italiani residenti all’estero”. I Consiglieri sono eletti dalle Assemblee Paese formate dai Comites e dalle associazioni più rappresentative, nella misura di un terzo in Europa, mentre in America Latina rappresentano circa il 45% degli elettori. In pratica “in America Latina chi elegge il Cgie quasi per metà sono oriundi” ciò “nello spirito di dare rappresentatività anche alla “italianità” nel mondo”.
Nel 1989, ricorda ancora Carozza, a lamentarsi fu la Germania – ai tempi il paese con più italiani all’estero – che trovò ingiusto avere solo 5 consiglieri nel Cgie, mentre l’Argentina ne aveva 8.
Oggi tutto cambia: “si modifica la composizione del Cgie e la sua struttura. Il decreto dell’aprile 2014, convertito in legge a giugno 2014, contiene infatti un articolo che dice che la composizione del Consiglio generale si basa solo sul numero degli italiani residenti”. A questa legge “io e tutto il Cgie abbiamo dato il nostro parere positivo, perché ci era sfuggito questo articolo: è stato un grosso errore. Lo capimmo al Cdp di settembre: allora scrissi a Giro e Gentiloni per chiedere che la ripartizione dei consiglieri fosse mantenuta come nella vecchia legge. Nessuno ci ha risposto e abbiamo pensato al “silenzio assenso”. E invece no. La ripartizione che ieri ci ha presentato il sottosegretario Giro è squilibrata. Su 43 consiglieri, 24 sono in Europa e 14 in America Latina, di cui 7 in Argentina; gli altri 5-6 nei Paesi anglofoni extraeuropei. Oggi in Consiglio sono rappresentati 22 Paesi; nel nuovo sarebbero 15-16”.
È, per Carozza, un “approccio politico sbagliatissimo: da un lato diciamo che gli italiani in Europa devono lottare per essere considerati cittadini europei e avere interlocutori nell’Ue, e dall’altro pensiamo ad un Cgie con i consiglieri soprattutto in Europa? È contraddittorio”.
Per far presente tali e tante contraddizioni, il Cdp ha chiesto incontri a Palazzo Chigi senza successo. In più, Gentiloni oggi non è a Roma. Quindi, non è rimasto che “sollecitare un decreto urgente per ristabilire l’equilibrio tra Paesi, tra rappresentanza e rappresentatività. Così come hanno deciso in una notte di rinviare le elezioni dei Comites, potranno decidere alla svelta anche su questo punto. Il sottosegretario Giro mi è sembrato disponibile”.
Quanto alla rete associativa che partecipa alle Assemblee paese, “la legge è chiara: sono coinvolte le associazioni maggiormente rappresentative” iscritte nel famoso Albo che tiene ogni Consolato. Albo a cui il Cgie si è opposto perché – come da circolare Mae – ogni associazione doveva indicare anche il nome di tutti i soci. Ciò, ricorda Carozza, ha fatto sì che non tutte hanno risposto all’appello “per motivi diversi: chi perché non voleva dare il nomi degli iscritti; chi per disattenzione; chi, soprattutto in Nord America, per i vincoli alla privacy, che lì sono più stringenti”. Le associazioni non iscritte “non partecipano alla elezione del Cgie. Ma le iscrizioni non sono chiuse: le associazioni che non hanno risposto possono farlo fino al 10-15 maggio”. Il Cgie, dal canto suo, “farà appello affinchè tutte le associazioni, anche quelle non iscritte, possano partecipare alle elezioni in ragione della loro importanza sul territorio”.
Quanto ai consiglieri di nomina governativa, nel nuovo Cgie saranno 20 ma “ancora stanno lavorando alla loro ripartizione. Non c’è ancora un elenco definitivo”. Sui tempi, per Carozza nella migliore delle ipotesi il nuovo Consiglio generale si insedierà a settembre.

Tra gli altri temi, il Cdp ha preso visione dell’assegnazione dei fondi sui diversi capitoli di spesa per il 2015 con la Dgiepm e di promozione di lingua e cultura con il sottosegretario Giro. (m.cipollone\aise)

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