TRUFFA INCA ZURIGO, GLI AMICI DEL VENDICATORE IMBRETELLATO SCAPPANO CON LA CASSA/ CAMUSSO AL CQIE: NON C’È NIENTE CHE COINVOLGA DIRETTAMENTE LA CGIL

ROMA\ aise\ – Non so perché sono qui. Ha esordito così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che oggi al Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato, ha ribadito la totale estraneità del sindacato e dell’Inca nazionale alla truffa dell’Inca Zurigo.

A fare gli onori di casa il senatore Micheloni (Pd), presidente del Cqie, che ha tenuto a precisare come l’indagine conoscitiva sui patronati all’estero, avviata dal Comitato, mira ad acquisire elementi per “proporre misure di riforma dei patronati e salvaguardare così i loro servizi, che altrimenti potrebbero essere da alcuni messi in discussione”.
Vittime della truffa Giacchetta – nome che viene evocato ma mai pronunciato – sono sia i pensionati che l’Inca Cgil, ha aggiunto Micheloni. “Non siamo giudici e non abbiamo intenzione di intervenire come tali, ma ci siamo impegnati con le vittime per fare delle domande a lei, perché questa vicenda percepita dalla comunità come problema delle istituzioni italiane che ci coinvolge un po’ tutti”.
Quindi la parola è passata a Susanna Camusso.
“Terrei a dire che rappresento una organizzazione sempre molto attenta alla cortesia e al rispetto istituzionale, ma non capisco perché il Cqie chiede un incontro ad una organizzazione che ha rapporti indiretti in questa vicenda, né per altro trovo nella ricostruzione coerenza con quanto è a nostra conoscenza”.
Ricordato che “l’associazione Inca Svizzera, da noi promossa, ha un accordo di convenzione internazionale” e in quanto tale “ha subito una vera e propria truffa da parte di un direttore di uno degli uffici dell’associazione”, cioè quello di Zurigo, Camusso ha precisato che “noi ne siamo venuti a conoscenza nei passaggi che prima indicavo – la catena di associazione che c’è tra noi e loro – dopo che il Consolato svizzero ha fatto presente che risultavano dei problemi. Ciò ha determinato la scoperta da parte dell’associazione Inca Svizzera che il direttore operava personalmente: al di fuori dell’associazione Inca Svizzera, al di fuori del data base dell’Inca Svizzera, al di fuori della statistiche che Inca Svizzera è tenuta a fare per legge, con un conto corrente personale che utilizzava con un sigla diversa, ma che poteva richiamare quella dell’Inca Svizzera”.
La truffa ai danni dei pensionati si è prodotta perché “versamenti previdenziali che dovevano essere fatte da casse di previdenza svizzere” finivano nel conto corrente personale di Giacchetta, invece che in quello dei pensionati.
Una truffa “evidentemente individuale” che ha penalizzato l’Inca Svizzera visto che “ha messo in discussione anni e anni di operato trasparente e utile per gli italiani all’estero e in Svizzera, in particolare”.
Tant’è che “quando l’associazione Inca Svizzera ne è venuta a conoscenza, ha anche provato ad aiutare i pensionati, e in qualche caso c’è anche riuscita, in altri no”. Da quando è scoppiato il caso, “abbiamo sempre inviato rappresentanti Inca – non Cgil – per suggerire comportamenti: dico “suggerire” perché (i patronati all’estero – ndr) sono entità che hanno autonomia giuridica propria e quindi autonomia d’azione”. Suggerimenti che, ha sottolineato Camusso, “sono stati ascoltati: alcune vittime ricorrendo contro le casse previdenziali che hanno permesso che questa truffa fosse possibile sono state risarcite. Abbiamo indicato il canale corretto da seguire” e invece “ci siamo ritrovati di fronte ad un Comitato (il Comitato Difesa Famiglie presieduto da Marco Tommasini – ndr) con un presidente che ha seguito i nostri consigli, e che quindi è stato risarcito, ma che usa due pesi e due misure: una per sé e una per gli altri; e che sostiene una cosa che non è possibile: e cioè che non ci fosse l’autonomia delle singole associazioni, ricorrendo contro l’Inca Svizzera”.
Questo, ha aggiunto Camusso, “ha determinato una cosa che, ahimè, succede con grande frequenza: di fronte a richieste che venivano da una parte dei casi a sfavore dell’associazione Inca Svizzera quest’ultima non è stata in grado di rispondere e ciò, in base alle legge svizzera, ha portato al suo fallimento”.
“Questo sul versante dell’andamento giudiziario: ovviamente bisogna dire anche che quel fallimento ha determinato – e noi ne siamo amareggiati – il licenziamento dei lavoratori nelle varie sedi dell’associazione Inca Svizzera, oltre che la perdita dell’attività di quella associazione. Questo percorso – ha ribadito Camusso – è stato seguito dall’associazione con regolari comunicazioni sia al Ministero del Lavoro che alla Farnesina, quindi con regolare documentazione e comunicazione di tutti i passaggi, in quanto, giustamente, l’associazione pensa di essere vittima di una truffa”.
“Capisco che ci possa essere una amarezza perché si è determinato il fallimento, ma tutti noi seguiamo le leggi che ci sono nei singoli contesti e ne sopportiamo le conseguenze”, ha proseguito Camusso. “Dobbiamo anche dire che spesso il Cdf ha cercato di coinvolgere altre istituzioni, a partire dall’Inca Nazionale, non riuscendo ad ottenere in sede giudiziale questo riconoscimento”. In più, ha annotato il segretario Cgil, il Cdf ha sbagliato avvocati: “noi siamo a conoscenza del fatto che dei legali che mano a mano hanno accompagnato il Comitato, uno è stato espulso dalla lista dei legali accreditati dal Consolato di Zurigo per ragioni a voi note, per appropriazioni indebita di somme destinate agli assistiti; un secondo è stato coinvolto nelle indagini Mokbel e Banda della Magliana; un altro sospeso dopo mesi dall’ordine per la truffa perpetrata insieme a un Senatore della Repubblica ai patronati Enas in Croazia e Argentina ai danni dell’Inps”. Insomma, “il contesto non è stato sempre dei migliori da questo punto di vista e, ,quindi forse sono anche consigliati male nelle iniziative che hanno assunto man mano”.
“Tant’è – ha detto ancora Camusso – che in realtà allo stato attuale che risulti all’Inca nazionale non vi è alcuna causa individuale nei confronti dell’Inca e del Ministero del lavoro, mentre non ci sono esistono cause del Comitato perché sono state sistematicamente decadute per i fatti che vi ho detto. Vorrei sottolineare inoltre che di fronte a procedimenti giudiziari il patronato da noi promosso si avvale di consulenza e attività dei legali e che è lì che si cercano delle intese: è quello il luogo a cui rivolgersi. Non vi può essere il coinvolgimento di organizzazioni che non hanno titolo”.
Quindi, alla domanda se la Cgil sia titolare e gestisca in proprio associazioni estere la risposta è “no”, così come “non è titolare del patronato nazionale”. È “promotrice” della “struttura patronato”, rete che “è costruita attraverso di associazioni che hanno responsabilità e autonomia”. Tant’è vero che “la loro quota di attività quando viene statisticata, per essere finanziata dal Paese, ha una amministrazione autonoma rispetto alle altre attività”.
Insomma, “non c’è niente che coinvolga direttamente la Cgil”.
Concludendo, Camusso ha fatto presente che “dopo il fallimento dell’Inca Svizzera, una serie di comunità di italiani hanno ripromosso – nella loro veste di associazioni di tipo culturale o di vario genere – hanno chiesto la convenzione con il patronato e in tre casi – Berna, Basilea e Bellinzona – sono nate associazioni che non hanno alcuna presenza – né negli incarichi né le stesse associazioni che avevano costituito ai tempi l’Inca Svizzera – riconducibile alla associazione precedente. Sommessamente dico che ci ha stupito il fatto che negli incontri del Cqie a Zurigo sono stati chiamati tutti i patronati ma non le rappresentante territoriali Inca ricostituite in Svizzera”. (aise)

Advertisements