Via libera al piano per il made in Italy

Si sblocca finalmente il Piano straordinario per il made in Italy. A cinque mesi dal decreto Sblocca-Italia che ne definiva le linee guida, è stato firmato dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi il provvedimento attuativo, ora all’esame della Corte dei Conti. Il piano, in tutti i suoi dettagli con relativa ripartizione dei 260 milioni disponibili per il 2015, è stato condiviso ieri dalla Cabina di regia per l’Italia internazionale che riunisce ministeri, enti competenti e le associazioni di impresa. Due i capitoli centrali: le iniziative per la promozione delle nostre imprese all’estero e l’attrazione di investimenti esteri.

Risorse e obiettivi

Per l’internazionalizzazione la legge di stabilità ha stanziato come dote straordinaria 130 milioni per il 2015 (50 milioni sono invece per il 2016 e 40 milioni per il 2017). A questi si aggiungono, più o meno per la stessa entità, fondi rastrellati tra risorse non spese, programma Export Sud, dote ordinaria, fondo made in Italy. Il piano, che dovrà essere attuato dall’Agenzia Ice, prevede di coprire tutti i principali settori industriali con un forte presidio di moda e design (65 milioni), food and beverage (55 milioni) e meccanica (35). Un po’ più della metà dei fondi (100 milioni) servirà a coprire le iniziative italiane. Cinquanta milioni sono destinati agli Usa, 20 all’Europa, 15 alla Cina, 15 agli altri Paesi dell’Asia escluso il Giappone (altri 10 milioni). Dieci milioni ciascuno anche per Canada e Africa. Tra gli strumenti, verrà dato sempre maggior spazio ai finanziamenti Export bank del polo Cassa depositi e prestiti-Sace-Simest. Proprio ieri Cdp ha annunciato di aver portato il plafond riservato a operazioni di internazionalizzazione da 6,5 a 15 miliardi.

Gli obiettivi sono ambiziosi: 50 miliardi di export aggiuntivo al 2016, 22mila nuove imprese esportatrici, 20 miliardi di dollari di flussi di investimenti addizionali in ingresso in Italia. In particolare, nel piano si stimano 25 miliardi di export aggiuntivo verso i Paesi maturi da valorizzare (come Usa, Germania e Giappone), 23 miliardi verso le economie emergenti (a partire da Cina, Messico, Turchia, Brasile, Emirati Arabi), e circa 2,5 miliardi dalle nuove opportunità come Nigeria, Marocco, Qatar.

Le azioni

Già il decreto Sblocca Italia indicava dieci iniziative promozionali chiave, cinque in Italia e altrettante all’estero. Ora c’è finalmente lo strumento per passare dalla teoria alla pratica. Sulle fiere, ad esempio, ci sono idee chiare: 18 milioni andranno alle manifestazioni del settore moda-persona, 11 alla meccanica, 7 all’agroalimentare, 6 all’arredamento-stili di vita, 3 ai servizi, per un totale di 30 eventi. Si proseguirà con i road show per l’internazionalizzazione delle Pmi – una quindicina i nuovi appuntamenti – e con gli accordi di distribuzione presso la Gdo straniera di prodotti made in Italy di Pmi non ancora presenti all’estero (dopo la catena Karstadt, toccherà a Nordstrom, Heb, Saks). In aprile sarà la volta della campagna contro l’«italian sounding» e dei voucher per le Pmi che assumono temporary manager per l’internazionalizzazione.

Attesa alla prova del campo la nuova governance per l’attrazione degli investimenti esteri. Saranno aperti dieci desk (Mosca, Istanbul, Londra, New York, San Paolo, Singapore, Tokyo, Dubai, Shanghai, Hong Kong) e l’Ice terrà il coordinamento della materia assorbendo 11 persone provenienti da Invitalia. L’Agenzia per il commercio estero seguirà gli investitori stranieri in tutte le fasi, fino alla definizione di eventuali strumenti agevolati sui quali resterà competente l’ex Sviluppo Italia. Resta invece fuori dal progetto l’Enit. Trova conferme infine l’intenzione del premier di ufficializzare la nomina di Luca Cordero di Montezemolo a consigliere per l’internazionalizzazione. Montezemolo sarebbe già al lavoro per conto del governo su alcuni dossier ritenuti strategici.