PERCORSI MIGRATORI E ORGANIZZAZIONI ITALIANE ALL’ESTERO: MONDO ACCADEMICO E ASSOCIAZIONISMO A CONFRONTO A ROMA

ROMA\ aise\ – Si è tenuto oggi 26 febbraio a Roma presso il Senato il seminario di Studi organizzato dall’Unione Nazionale Associazioni Immigrati Emigrati (UNAIE) sul tema “Percorsi Migratori e Organizzazioni degli Italiani all’estero”.

Il seminario s’inserisce nel percorso intrapreso dalle espressioni organizzate del mondo degli italiani all’estero che confluirà, nei prossimi mesi, negli Stati generali dell’associazionismo italiano.

La finalità non è stata solo quella di ritrovare e aggiornare le ragioni di un impegno del tradizionale associazionismo degli italiani all’estero – dopo quasi due secoli di esistenza e di esperienza – ma anche di stimolare una ripresa d’interesse da parte delle istituzioni pubbliche – principalmente Stato e Regioni –, che in questi ultimi anni hanno mostrato di disattendere alle attese maturate, soprattutto tra gli anni novanta e l’inizio del secolo, in una stagione ricca d’interazione, d’intelligenza e di reciproco apprezzamento. Indifferenza al problema e tagli finanziari particolarmente pesanti da parte delle istituzioni pubbliche italiane sembrano, infatti, caratterizzare il presente momento.

Obiettivo del seminario è stato quindi quello di coinvolgere, in particolare, due mondi finora caratterizzati da percorsi paralleli e rapporti abbastanza sporadici: il mondo accademico e quello dell’associazionismo.

Il mondo accademico, è stato sottolineato durante i lavori, negli ultimi trent’anni, ha offerto un contributo decisivo alla definizione e alla conoscenza della realtà e dei problemi collegati non solo alle grandi migrazioni di massa a cavallo dell’Otto e Novecento, ma anche ai numerosi e infiniti spostamenti precedenti d’italiani nel mondo, alle nuove mobilità e alla recente evoluzione dell’Italia in paese d’immigrazione.

Pubblicazioni, ricerche settoriali, monografie, opere collettanee, lavori di sintesi, tesi di laurea, ecc. hanno contribuito a schiudere un universo che appariva fino a poco tempo fa riservato quasi esclusivamente a specialisti e addetti ai lavori. Grazie a questo intenso lavoro, geografi, storici, sociologi, economisti, antropologi, ecc., hanno tratto dall’oblio e dallo stereotipo un fenomeno che da lungo tempo giaceva con quelle connotazioni negli annali della storia ufficiale del nostro paese e, di converso, popolava l’immaginario collettivo condizionando perfino le risposte delle istituzioni.

Tuttavia, è stato detto, è difficile sottrarsi alla sensazione che, per quanto molte ricerche siano state commissionate dalla stessa mano pubblica con intenti pratici, troppe volte l’analisi si sia soffermata su una sorta di oggetto inanimato cui dare voce e inquadrare in descrizioni, classificazioni, teorie e schemi interpretativi spesso del tutto autoreferenziali.

Il risultato è che talvolta si sono prese le distanza dai bisogni e, perfino, dalle stessa terminologia degli operatori e dei policy maker. Da qui l’esigenza d’incominciare a dialogare più a fondo, capirsi e passare dall’analisi alla proposta.

Il mondo dell’associazionismo, per altro verso, non è stato immune dalla tendenza di chiudersi in un empirismo che si andava nutrendo di visioni univoche, maturate dall’interazione tra le espressioni delle comunità all’estero e il mondo del volontariato – con cui s’interfacciava in Italia – e le comuni referenze con quello istituzionale nei confronti delle quali, prima con lo stato e poi con le regioni, si accreditava come interlocutore finale dell’universo migratorio.

Questo mondo, peraltro, traeva un’indiretta legittimazione dal porsi come istituzione democratica locale rispetto alle collettività italiane all’estero, quasi analogamente al ruolo che esercitano gli enti locali nei confronti dei cittadini residenti in Italia nel nostro disegno istituzionale.

Un ruolo, quest’ultimo, che forse ha accentuato ancora di più il manifestarsi di un altro tipo di autoreferenzialità: quella che proveniva dalla pretesa universalistica di una conoscenza rafforzata dall’orgoglio di una presenza capillare e costante nella realtà italiana nel mondo, che difficilmente peraltro si riteneva necessario integrare con gli apporti e le analisi della ricerca scientifica e accademica. Da questa situazione deriva lo scarso impegno del mondo dell’associazionismo a intraprendere percorsi comuni con quello accademico oppure l’occasionalità e la strumentalità dell’utilizzo di alcuni esponenti di esso, verosimilmente con lo scopo esclusivo di conferire autorevolezza alle iniziative di studio e di confronto.

I gruppi che qui s’incontrano hanno già intrapreso, ciascuno per conto proprio, un percorso nella stessa direzione. Oltre all’associazionismo, nel modo in cui si è detto, lo spaccato di mondo accademico che s’incontra oggi ha iniziato a interrogarsi su questi temi in alcuni seminari.

Il seminario si è articolato in due sessioni.

La prima sessione è stata dedicata soprattutto ai temi istituzionali: i percorsi e il metodo da adottare per giungere a un confronto serrato ma realistico con il mondo istituzionale e, più in generale, con l’opinione pubblica italiana. In particolare si è avuta l’ambizione d’interrogarsi se esiste ancora lo spazio per inserire un simile punto nell’agenda politica e istituzionale italiana. E, più precisamente, si è chiesto al mondo accademico se l’associazionismo e il desiderio di mantenere i rapporti con la galassia degli italiani all’estero appaiano ancora “giustificati” e attuali.

Questa domanda risulta centrale nel momento in cui gran parte della “vecchia” emigrazione ha ormai perfezionato il suo percorso d’inserimento nella realtà estera e allorché le nuove migrazioni paiono seguire vie d’inserimento meno legate, rispetto al passato, alla presenza in loco di forme associazionistiche su base nazionale/locale.

I temi sono stati messi sul tappeto con tre brevi relazioni-cerniera da parte di relatori che si muovono cavallo tra i due mondi e abbracciano, per certi versi, anche quello istituzionale.

I lavori sono stati aperti dal saluto e dall’inquadramento del tema dell’On. Franco Narducci, Presidente Nazionale dell’UNAIE, che ha sempre svolto un ruolo di legame e contatto tra il mondo dell’associazionismo da cui proviene e quello istituzionale in cui ha ricoperto ruoli di primo piano come Segretario Generale del CGIE e Parlamentare italiano eletto all’estero con incarichi istituzionali.

È poi intervenuto il Prof. Carlo Brusa, che insegna geografia nell’Università del Piemonte Orientale ed è coordinatore di vari progetti di ricerca sulle migrazioni fra i quali il PRIN (Progetto di Rilevante Interesse Nazionale) 2008. Tema dell’intervento “Migrazioni e processi di interazione culturale”, riflessione sia di chi fa ricerca, sia di chi opera nelle realtà istituzionali.

Carlo Brusa ha prestato attenzione al tema del “Padiglione Italia” di Expo 2015: la riscoperta della qualità delle produzioni agricole e delle eccellenze dei cibi e delle bevande del nostro Paese. Il tema, ha detto, tocca direttamente i nostri connazionali residenti all’estero che, per una serie di motivi, sempre più spesso, consumano prodotti italian sounding.

Il terzo impulso è stato dato dalla Prof. Flavia Cristaldi, dell’Università La Sapienza di Roma, non solo studiosa ma anche impegnata in prima persona nel campo istituzionale; suo compito è stato individuare le connessioni di questo problema con l’altro che, viceversa, appare prioritario al paese, ossia le migrazioni verso il territorio nazionale. Esimersi dal dare un apporto in questo senso da parte del mondo organizzato della tradizionale emigrazione italiana all’estero, ha detto, può costituire un grave limite all’azione politica.

Gli italiani, infatti, hanno accumulato un’esperienza anche abbastanza drammatica sui temi dell’integrazione, del multiculturalismo, sulla tolleranza, sul lavoro, ecc. soprattutto nella misura in cui li hanno vissuti come migranti in altri contesti.

La seconda parte del seminario si è confrontata con un’altra emergenza, quella delle nuove mobilità, che presentano la caratteristica d’investire la popolazione giovanile che, tuttavia, a differenza delle epoche passate, appare più colta, preparata, professionalizzata e, spesso, proviene pure dagli alti livelli della borghesia italiana. Lo stimolo, in questa sessione, è provenuta da due studiose: Delfina Licata, della “Fondazione Migrantes” e redattrice del Rapporto sugli Italiani nel Mondo, che ha offerto una dimensione del fenomeno e delle caratteristiche che realisticamente sta assumendo nel nostro paese; Silvia Aru, dell’Università di Cagliari e del CEDISE Sardegna, che ha cercato di tracciare un quadro su alcune problematiche legate alla nuova mobilità italiana e sulle potenzialità di studio offerte da questo fenomeno.

Erano presenti parlamentari italiani ed esponenti di spicco dell’associazionismo e delle istituzioni, del mondo accademico, dei media, del CGIE e delle regioni.

In particolare erano presenti: On. Fabio Porta, Presidente del Comitato Permanente italiani nel mondo e promozione del sistema Paese, della Camera dei Deputati, Mons. Giancarlo Perego, Presidente Fondazione Migrantes, si soffermerà sui rapporti tra le istituzioni e gli italiani all’estero; Gianni Bottalico (Presidente Nazionale ACLI), che tratterà in particolare del ruolo e delle prospettive dell’associazionismo; Prof. Giuseppe Colavitti (Univ. Dell’Aquila – Direttore Centro Studi Consiglio Nazionale Forense) che si soffermerà sul ruolo delle formazioni sociali; Rodolfo Ricci (Coordinatore nazionale FILEF).

Inoltre, i proff. Andrea Corsale e Marcello Tanca, curatori del Volume Percorsi migratori della contemporaneità: forme, pratiche, territori, Cuec, Cagliari 2013, che s’iscrive nel percorso del presente seminario.

Il Coordinamento dei lavori è stato affidato a Gianni Lattanzio, esperto di politica estera e di flussi migratori. (aise)

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