LINGUA E CULTURA/ BALBONI (CA FOSCARI) AL CQIE: PIÙ CHE LE RISORSE SERVE UNA STRATEGIA

ROMA\ aise\ – Sospesa dal dicembre 2013, è ripresa ieri in Senato l’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo avviata dalComitato per le Questioni degli Italiani all’Estero e dalla Commissione Cultura.

Ad essere ascoltato ieri è stato Paolo Balboni, presidente del Centro linguistico di ateneo e direttore del Centro di ricerca sulla didattica delle lingue dell’Università Ca’ Foscari.
Balboni, in via preliminare, ha ricordato che “i tagli di spesa effettuati negli ultimi anni abbiano determinato, in alcune aree, come Banja Luka, il venir meno degli Istituti Italiani di Cultura. In America latina – ha aggiunto – ci sono profonde differenze tra aree: in alcune regioni brasiliane esistono comunità italiane di elevata consistenza numerica; in altre, come nel Cile e in regioni dell’Argentina, il legame con le origini italiane si sta perdendo e le scuole di lingua italiana tengono a configurarsi come centri di élite”.
Per sostenere la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, secondo Balboni, “occorre agire secondo tre linee direttrici: in primo luogo, puntare su quelle comunità che vogliono mantenere o recuperare le proprie radici italiane, nella consapevolezza che, il più delle volte, si tratta di classi medio-alte; in secondo luogo, focalizzare l’attenzione sulle scuole di lingua italiana in cui si forma una classe dirigente che vuole creare un legame con l’Italia; da ultimo, puntare sulla promozione della lingua italiana nelle aree in cui vivono gli eredi dei primi emigranti italiani”.
Quello che serve, secondo Balbini, “è una forte cabina di regia che determini con chiarezza una linea politica a cui gli istituti italiani di cultura e le scuole di lingua italiana conformino il proprio operato. Credo – ha concluso – che sia necessario garantire la certezza e la continuità degli stanziamenti, anche se di portata ridotta, evitando che le allocazioni vengano continuamente modificate di anno in anno con varie leggi di bilancio”.
Presidente del Cqie, Micheloni (Pd) ha condiviso le osservazioni critiche del docente sulla “mancanza di una chiara linea politica”, in materia.
Dello stesso avviso anche Giacobbe (Pd) che ha chiesto a Balboni “quali siano le soluzioni che ritiene necessario attivare per promuovere l’insegnamento della lingua e della cultura italiana nel mondo, alla luce del forte rischio che le iniziative poste in essere si limitino ad interventi elitari privi di ampio respiro”.
Secondo il sesnatore eletto in Australia, “un forte competitore nei confronti della lingua italiana è rappresentato dagli idiomi linguistici dell’estremo Oriente”. Per questo, per Giacobbe è “necessario differenziare le strategie a seconda che si voglia diffondere l’interesse per la lingua e la cultura italiana in vaste gamme sociali ovvero che ci si voglia limitare a promuovere l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole di eccellenza”.
Il senatore ha quindi richiamato le “criticità che ostacolano l’attività degli enti gestori, come il fatto che ancora oggi non sia chiara l’entità dei fondi a loro disposizione per il 2015 con riguardo ai percorsi scolastici”. Infine, ha chiesto a Balboni “un giudizio sulla recente iniziativa del Consiglio generale degli italiani all’estero volta all’istituzione di un’agenzia per il coordinamento per la promozione della lingua e della cultura italiana”.
Anche la senatrice Mussini (Misto-MovX) ha rimarcato “la mancanza di una linea politica definita”, lamentando il fatto che “l’aspetto relativo alla promozione della lingua e della cultura italiana sia del tutto scomparso dalle dichiarazioni programmatiche dell’attuale Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale”.
Quanto agli enti gestori, per la senatrice è “imprescindibile la necessità di un coordinamento centrale che svolga un ruolo di progettazione, evitando che la promozione della lingua si riduca ad una semplice iniziativa di mercato”. Quanto agli IIC e alla loro capacità di “declinare un’offerta culturale nelle diverse realtà, calibrando la linea politica sulle esigenze del mercato”, Mussini ha chiesto a Balboni “quale sia il denominatore comune alle diverse istituzioni culturali degli altri Paesi” e se tale denominatore “possa essere adottato dagli istituti italiani di cultura”. Infine, la senatrice ha ribadito la “necessità di integrare l’offerta fornita dalle scuole e quella fornita dai corsi di lingua” mentre si è detta “perplessa” sulla proposta di istituire un’apposita agenzia, “dal momento che tale modello operativo non ha sempre portato a buoni risultati”.
Nel suo intervento al dibattito, Zin (Maie) ha richiamato “l’importanza della tradizione familiare ai fini della promozione e della diffusione della lingua italiana”, criticando il fatto che “spesso le scuole che operano all’interno dei Consolati italiani non hanno ricevuto il riconoscimento della parità”.
Micheloni ha quindi chiesto a Balboni un parere sull’agenzia per la promozione della lingua italiana, proposta dal Cgie.
Proposta che non piace al docente: “non credo sia necessario istituire un’agenzia, che, oltretutto, non risponderebbe a nessuno del proprio operato mentre, al contrario, sarebbe più opportuno limitarsi a formare un gruppo di esperti con il compito di fornire elementi istruttori e conoscitivi al Parlamento e al Governo”.
Quanto merito alle criticità degli IIC, così come della Dante Alighieri, Balboni ha ricordato che “al di là dell’esiguità dei fondi a disposizione, ciò che manca, rispetto al Cervantes o al Goethe Institut è la mancanza di una chiara linea politica”.
Per quanto attiene alle possibili soluzioni, Balboni ha spiegato che “la lingua italiana non è considerata sempre ed ovunque una materia di élite, ma, in alcuni casi, come in Uruguay, essa rientra tra le materie scolastiche curriculari e, in Grecia, lo è stata fino a poco tempo fa. Occorre, quindi, calibrare le iniziative a seconda della percezione della lingua e della cultura italiana, differenziando le realtà in cui essa presenta un’ampia diffusione, da quelle in cui l’italiano è visto come una sorta di bene di lusso per il quale va, quindi, mantenuto un elevato livello dei servizi offerti. Peraltro, va ricordato che, nonostante la pesante crisi economica degli ultimi anni, l’Italia rimane la terza economia europea ed una tra le otto principali potenze economiche del mondo, per cui la promozione della lingua italiana intercetta una notevole domanda: di qui l’esigenza di veicolarne la conoscenza, individuando la domanda effettiva e dandovi risposte adeguate, anche attraverso appositi screening e l’adozione di logiche di performance come, a titolo esemplificativo, l’applicazione alle istituzioni scolastiche di sistemi di certificazione della qualità”.
“In alcune realtà mancano proprio i docenti di lingua italiana laddove, invece, essi sono richiesti”, ha stigmatizzato Balboni che, concludendo, ha sottolineato anche “il carattere strategico della musica, intesa sia a livello di canzoni che di opera lirica, come strumento di diffusione della lingua italiana”. (aise)