Auto, meccanica, Nordest venti di ripresa sull’Italia a spingerli euro e petrolio

Auto, meccanica, Nordest venti di ripresa sull’Italia a spingerli euro e petrolio

«L ight is back», dice Adolfo Guzzini che di luce se ne intende. «Così ho aperto la convention dei nostri venditori in Nordamerica», racconta il re dei sistemi di illuminazione, base a Recanati, 206 milioni di vendite 2014, 1250 dipendenti. «La recessione è finita e sarà un grande 2015. Noi partiamo da Milano: l’Expo innanzitutto, dove illumineremo una dozzina di padiglioni, e poi Sant’Ambrogio con il sistema appena installato, il Duomo che avvieremo fra poco, il Cenacolo dove abbiamo riportato la luce». T anto entusiasmo si coniuga con la raffica di dati degli ultimi giorni. L’indice manifatturiero calcolato dall’inglese Markit è salito in gennaio a 51,2 punti dai 49,4 di dicembre e quello dei servizi tiene lo stesso passo (la soglia dei 50 è lo spartiacque fra espansione e contrazione del ciclo). Il saldo fra imprese aperte e chiuse redatto dall’Unioncamere è stato nel 2014 superiore alle 30mila unità tanto da far affermare a Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere stessa, che «siamo davanti a una reale opportunità di invertire la rotta». La disoccupazione è scesa in dicembre al 12,9% dal precedente 13,3 e sono stati creati 100mila posti di lavoro. E poi la madre di tutte le cifre: in gennaio sono state immatricolate 131.385 auto con un aumento del 10,9% sullo stesso mese del 2014, e addirittura il gruppo Fca ha fatto meglio del mercato (+11,4%). «Anche il nostro settore, quello dei componenti, nell’ultimo

mese ha registrato segnali positivi che confortano la prospettiva di un ritorno alla crescita economica del Paese», dice Alberto Bombassei, presidente di Brembo, leader dei freni di alta qualità. «I dati del ministero dei Trasporti ci lasciano quasi increduli. L’uscita dalla crisi non è dietro l’angolo ma i segnali sono incoraggianti e fanno scorgere i primi spiragli di una crescita. Non promesse questa volta, ma risultati concreti e tangibili». Anche Brunello Cucinelli, uno dei signori della moda italiana che ha chiuso il 2014 in crescita di oltre il 10% a quota 355,8 milioni, sprizza ottimismo: «Guardando ai nostri ordini per la collezione Primavera- estate 2015 e ai sellout finali invernali 2014, siamo convinti che il 2015 sarà davvero speciale. Per noi prefiguriamo una crescita dei ricavi e delle marginalità a due cifre». Cucinelli, di ritorno da Milano Unica, fiera dedicata ai tessuti, vede rosa per l’intero settore: «C’è una bella atmosfera, una gran voglia di fare, la chiamerei una leggera ripartenza». Leggera e forse qualcosa di più. Tirano venti di ripresa, Grecia (e soprattutto Ucraina) permettendo. Tassi insistentemente bassi, petrolio a buon mercato, liquidità offerta dalle banche rimpinguate dal quantitative easing, euro in ribasso: un mix di fattori positivi che sta facendo sentire i suoi effetti. Certo, sulle cifre, in ogni caso positive dopo sei anni di rosso, bisogna intendersi. Il premier Matteo Renzi, al quale va comunque dato credito di una certa stabilità politica che è un fattore non ultimo di ripresa economica, la settimana scorsa a Porta a Porta si è sbilanciato: «Nella Legge di Stabilità abbiamo inserito una crescita dello 0,5% nel 2015, la Confindustria ora prevede il 2». In verità, la Confindustria non aveva detto esattamente questo, almeno a leggere “Congiuntura flash” datato Gennaio 2015: «C’è una combinazione favorevole di elementi esterni – energia, tassi, cambi, ripresa del commercio mondiale – e sommando i loro effetti si arriva a una spinta per l’Italia pari al 2,1% di Pil potenziale, e 2,5 nel 2016». Ma bisogna «fare la tara», al pieno concretizzarsi di questi fattori, scrive sempre il Centro studi di viale dell’Astronomia, tenendo conto delle difficoltà del contesto di grave crisi. E servono «politiche più orientate per dare sostegno alla crescita e all’occupazione tenendo conto della flessibilità conquistata a Bruxelles». A conti fatti difficilmente si arriverà ad una crescita così clamorosa però, fanno capire nei corridoi confindu-striali, all’1% si potrebbe arrivare. Ma il numero degli ottimisti è sostanzioso: la Banca d’Italia, per bocca del vicedirettore Fabio Panetta, dopo l’annuncio del Qe ha detto che si potrà fare «meglio di quanto indicato nel bollettino di gennaio». Anche l’Unione europea è più ottimista del governo, per una volta, arrivando allo 0,6 di crescita 2015. Perfino il Fondo Monetario si sbilancia a nostro favore: «L’Italia può fare ancora meglio di quanto previsto ufficialmente », è arrivato a dire venerdì scorso Carlo Cottarelli, non dimenticato commissario alla spending review (che è stata per inciso un’occasione perduta) e oggi executive director all’Fmi. «Tutto questo fa proprio rabbia », riflette Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia e consigliere di Acqua San Benedetto Spa. Perché rabbia? «Perché se si allentasse il peso fiscale sulle imprese, in presenza di una domanda interna tendenzialmente in ripresa, si potrebbe fare davvero molto di più». Riccardo Illy invece, pur condividendo gli scenari di moderato ottimismo, punta sulla semplificazione legislativa: «Perché in Italia ci devono essere quarantamila leggi e in Germania solo cinquemila? Così si scoraggiano gli investimenti esteri». In ogni caso, la ripresa avanza. Nel quarto trimestre del 2014 gli ordini di macchine utensili sono cresciuti del 19,1% sullo stesso periodo dell’anno scorso. E questo, precisa l’Ucimu, non è dovuto solo all’export ma alla forte domanda interna (+18,8%). Una conferma che l’industria meccanica ha ricominciato a investire e si sta rimettendo in moto arriva dai dati Istat sull’import di macchinari (si tratti di dati “ibridi” che riguardano non solo la meccanica ma anche segmenti dell’impiantistica e alcuni semilavorati). In questo caso a tirare la volata è la Lombardia che da sola copre il 45,9% dell’import con un incremento del 21,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, seguita dall’Emilia Romagna (+16,6%). Insomma il manifatturiero investe e si approvvigiona anche all’estero. In un altro comparto ancora del made in Italy, le piastrelle, si respira un clima frizzante. A Sassuolo, capitale mondiale del settore, parlano di una crescita dei fatturati del 5,5% nel quarto trimestre, e di un impulso ancora maggiore per l’anno in corso. Lo certifica la partecipazione di 120 aziende al Coverinx, la Fiera americana del settore, 15 in più dell’anno scorso. Il dollaro in rialzo spinge le aziende a puntare sul mercato Usa. E ha convinto il gruppo Concorde a investire alcune decine di milioni di euro in una fabbrica in Tennessee. Del resto, calcola la Confindustria, ogni 60mila euro di ordini in più equivalgono ad un occupato e mezzo. Un po’ in tutti i settori: e vale 100 milioni l’investimento che interessa il gruppo armatoriale D’Amico di Salerno che ha varato il 2 febbraio in Giappone la nave “Cielo d’Italia” e sta costruendo gemella attesa nel primo trimestre del 2016. L’ordine fa parte di un piano di sviluppo da 1,2 miliardi che prevede il varo di 38 navi entro il 2016. Andiamo avanti. Uno dei malati più gravi, il mercato immobiliare, riprende a crescere, segnando per le compravendite un rialzo del 3,7% su base annua. Lo rileva l’Istat, che nell’ultimo trimestre dell’anno scorso registra un’impennata del 13,9% per mutui e finanziamenti con ipoteca. La ripresa si insinua in ogni ganglio dell’economia: «A gennaio dopo quattro anni le vendite di libri cartacei sono aumentate, +1,2% sul gennaio 2014», dice Alberto Ottieri, ad delle Messaggerie Italiane, la holding editoriale che controlla i marchi del gruppo Gems (Garzanti, Longanesi, Bollati Boringhieri, Vallardi) ed è il maggior distributore italiano. Perfino il carrello della spesa torna a gonfiarsi: negli ultimi 15 giorni di gennaio le vendite di Conad sono cresciute dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2014. Poco, ma in confronto alla rovinosa caduta dei consumi delle famiglie segna la fine del crollo. Così come per il turismo: Gabriele Burgio, ad di Alpitour, è sicuro che «il 2015 sarà un anno migliore del 2014, gli italiani hanno ricominciato a viaggiare. E gli stranieri stanno imparando a guardare l’Italia con occhi nuovi. Basta guardare alla richiesta crescente per le località di mare per giugno e settembre”. Intanto, in vista dell’Expo il gruppo Uvet oltre ad acquistare 500mila biglietti ha già prenotato quasi un milione di notti in 200 alberghi di Milano e dell’hinterland. Negli ultimi sei mesi del 2014, precisano alla controllata American Express, i viaggi d’affari sono aumentati del 6%, una tendenza che si consoliderà nel 2015. Calici in alto al Grand Hotel Courmayeur Mont Blanc appena inaugurato (investimento di quasi 50 milioni) da parte di una trentina d’imprenditori guidati dal professore della Bocconi Severino Salvemini, fra i quali Marco Drago (De Agostini) tramite Blu Acquario Prima, quindi Franco Bernabè, e alcuni finanzieri come Antonio Tazartes di Investitori Associati, Antonio Belloni di Bc Partners e Giancarlo Aliberti di Apax. Ci sono zone d’Italia dove la ripresa procede già spedita. Nel Nordest dal 2014 sono ripartiti i consumi di beni durevoli: Treviso (+4,2%), Verona (+3,8%), Padova (+3%). Segnali incoraggianti anche dal mondo dell’industria, sempre nell’area: la Ryoma di Treviso, (macchine professionali per il caffè), segnala rispetto al gennaio dello scorso anno, spiega l’ad Federico Gallia, «gli ordini in Italia in crescita del 3,5%. Possiamo guardare ai prossimi mesi con maggiore tranquillità e ottimismo rispetto al recente passato».

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