Conference call Marchionne analisti

Marchionne ha già "stressato" il suo convertendo

“Oggi è un grande giorno per tanti motivi”. Così ha esordito l’ad di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, nella conference call con gli analisti, sottolineando le tante decisioni prese oggi dal cda e, in primis, lo scorporo della Ferrari e il collocamento di un bond convertendo.

Il top manager ha fatto finalmente chiarezza circa il destino del Cavallino Rampante, il cui 10% finirà sul mercato americano e in un altro mercato europeo, probabilmente già a giugno dle prossimo anno, anche se tutto dipenderà dalle condizioni di mercato. “Vogliamo mantenere il business e abbiamo intenzione di gestire il futuro dell’azienda in modo che possa avere un suo posizionamento appropriato nel mercato del lusso. Vogliamo farlo in un modo intelligente per far sì che possa migliorare e garantire il suo valore”, ha spiegato Marchionne.

Circa il valore della casa di Maranello, anche se il management ha una stima interna, sarà il mercato a darne una valutazione. “Credo ne saremo positivamente sorpresi”, ha puntualizzato l’ad (in precedenza aveva indicato un valore di 10-12 miliardi di euro), secondo il quale le vendite annuali della Ferrari potrebbero aumentare dalle attuali 7 mila a quasi 10 mila, anche se si tratta di cifre ottimali e che non rappresentano nessun impegno da parte del gruppo, in linea con la strategia di esclusività attuata negli ultimi anni dal Cavallino Rampante.

Lo scorporo avrà comunque un effetto “trascurabile” sui conti del gruppo e, una volta completato, Marchionne ha assicurato che continuerà a ricoprire la carica di presidente della casa di Maranello. Quanto al prestito obbligazionario a conversione obbligatoria da 2,5 miliardi di dollari approvato oggi dal cda, il manager italo-canadese si aspetta una buona risposta da parte del mercato. Fca ha condotto dei veri propri stress test per arrivare a definire l’ammontare del bond convertendo, cercando di trovare una cifra sufficiente per far fronte al peggior calo di volumi possibile.

Il prestito obbligazionario, dunque, al momento scongiura la necessità di un aumento di capitale, a cui Fiat non è mai ricorsa neppure negli anni in cui è esplosa la crisi. “Non abbiamo mai realizzato aumenti di capitale nel 2008 e nel 2009, quando la situazione era particolarmente difficile”, ha ricordato Marchionne, puntualizzando che i risultati trimestrali sono stati “decorosi” e che le operazioni varate dimostrano il chiaro impegno nell’implementazione del piano industriale al 2018.

L’ad è poi ottimista sui volumi e sull’andamento di Fca nel prossimo anno e si aspetta un forte miglioramento del brand Jeep nei prossimi due trimestri. Riguardo al debito, aumentato nel terzo trimestre più delle attese a 11,4 miliardi rispetto ai 9,7 miliardi del 30 giugno (gli analisti si aspettavano un debito tra 10,4 e 10,8 miliardi di euro), Marchionne ha sottolineato che il dato è stato influenzato da fattori stagionali. A Piazza Affari il titolo Fca sale del 10,95% a 8,46 euro, dopo avere aggiornato il massimo dalla quotazione a 9,025 euro in scia all’annuncio dello spin-off della Ferrari.

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