PLENARIA CGIE/ PARERI DEL CDP ALLE RICHIESTE DEL GOVERNO SU COMITES E CGIE: IL DIBATTITO – LA VIA DEL DIALOGO INDICATA DA CAROZZA

ROMA\ aise\ – Il dibattito sui pareri espressi dal Comitato di Presidenza in risposta alle richieste del Governo su Comites e Cgie ha animato la sessione mattutina della plenaria Cgie, in corso da ieri a Roma, presso la Farnesina.

Ha dato il via alle discussioni il segretario generale Elio Carozza, che ha ripercorso le tappe di quello che ha definito un “parere travagliato”: “l’11 aprile il Comitato di Presidenza ha ricevuto una lettera recante la richiesta da parte del Governo di un parere urgente su alcune misure di contenimento della spesa pubblica inerenti i Comites ; dopo una serie di consultazioni, da parte mia come segretario generale ho espresso un parere forte e determinato contro la proposta del Governo, che andava ad intaccare l’esistenza stessa dei Comites. Ho voluto affermare la nostra convinzione in materia, ovvero che i Comites non si toccano in quanto sono da sempre il principale e necessario sistema di rappresentanza a livello locale, presente in ogni città”.
Dopo questa risposta “sentita e fortemente negativa” Carozza ha ammesso oggi che certo non si sarebbe “aspettato che il parere fosse preso in considerazione” e che la proposta di abolire i “Comites venisse ritirata dal Governo”.
“Ritirata la proposta sui Comites – ha ricordato Carozza – il Governo ne ha avanzata un’altra, questa volta sul Cgie”, cui il Cdp era una volta ancora chiamato ad esprimere un parere, che è stato “positivo – ha spiegato Carozza – perché ho avuto cura che non venisse intaccata la sostanza della rappresentanza. Sono convinto che con la proposta del Governo il Consiglio Generale rimarrà in vita per sempre, almeno è ciò che vuole questo Governo. Adesso aspettiamo gli esiti di Camera e Senato”.
“Il segnale che oggi io credo di aver interpretato da parte del Governo – ha assicurato – è che non c’è nessuna intenzione di intaccare i Comites e la sostanza del Cgie. La proposta – ha specificato – porta soltanto ad una riduzione del numero dei Consiglieri e a dare maggiore peso alle Commissioni Continentali piuttosto che alla Plenaria”.
“Quello che, come Cdp, abbiamo fatto esprimendo il nostro sì a questa seconda proposta del Governo è stato semplicemente dare seguito ad un percorso che va avanti dal 2007: siamo infatti convinti – ha asserito – e ce lo hanno confermato i giovani nell’ultima loro Conferenza, delle specificità continentali: la plenaria diventerebbe un momento di sintesi e di confronto generale, ma noi puntiamo a dare una sostanza forte alle Commissioni, che, nel nostro documento, abbiamo chiamato Assemblee Continentali”.
Secondo questa visione “le assemblee continentali discuteranno direttamente con le istituzioni per le questioni specifiche delle loro situazioni: nell’ambito della Plenaria è infatti difficile far emergere tali specificità; è nostro dovere portare ciò all’attenzione del Governo”.
“Non dobbiamo perdere di vista – ha argomentato Carozza – che tutta la questione Comites-Cgie è da inserire nel contesto del dibattito italiano legato alle riforme e allo snellimento degli organi di rappresentanza ed elettivi”.
Le motivazioni addotte da Carozza in linea generale non sono state del tutto accolte favorevolmente all’interno del Consiglio, che ha messo in moto un dibattito articolato e vivace, ma quasi unanimemente concorde nel criticare le modalità di gestione da parte del Cdp della risposta al Governo quanto al secondo parere (“in modo autonomo e senza consultare tutti i consiglieri”) e i contenuti stessi del parere in questione.
Sono intervenuti ad animare le discussioni i consiglieri Walter Della Nebbia, Primo Siena, Castellani, Mollicone, Bertali, Tommasi, Neri, Gazzola, Sorriso, Norberto Lombardi, Romagnoli, Santellocco, Casagrande, Ferretti.
Walter Della Nebbia ha esordito ricordando il valore della plenaria “che serve a mostrare al Governo la globalità che rappresentiamo: limitare le riunioni solo alle Continentali riduce l’espressione di questa totalità. Quanto ai tagli, – ha chiosato – ricordiamo che i Consiglieri del Cgie sono volontari, quindi non pesano su alcun capitolo”.
Concorde Primo Siena: “le continentali – ha detto – corrono un rischio di restare localizzate. Le Continentali che riuniamo durante le Plenarie risultano molto più fruttuose, la Plenaria è l’anello tra la rappresentanza specifica e Roma”. Dello stesso parere anche Castellani secondo il quale “fare le continentali nei propri continenti non è detto che migliori la rappresentatività, in ordine di una più fedele ed esaustiva captazione della realtà. Metto in dubbio che fare le continentali a Roma o Buenos Aires influisca sull’utilità della rappresentanza. Inoltre, – ha aggiunto – fondare la rappresentanza del Cgie su una questione di proporzionalità significherebbe eliminare alcune porzioni di comunità”.
Su questo tema (ovvero che il numero dei rappresentanti in seno al Cgie vari in base al numero della comunità in un’area e non più in un Paese) ha detto la sua anche Mariano Gazzola che ha confermato come secondo il suo punto di vista il metodo potrebbe “lasciare fuori alcune comunità”. “Il vostro parere è stato frettoloso – ha affermato rivolto al Cdp -calcolando le rappresentanze di tanti Paesi che oggi sono qui, resterebbero fuori: Sud Africa, Equador, Messico, Columbia, Perù. E non solo”.
Anche per Sorriso “le due plenarie sono imprescindibili”, mentre più ampio il discorso secondo Luciano Neri, che ha allargato gli orizzonti parlando anche di cultura all’estero, superamento del voto per corrispondenza (“uno sconcio tutto italiano”), voto elettronico, patronati … “Fare una plenaria in meno? “, si è chiesto. “Il problema non è questo – ha quindi asserito – il problema è cosa è il Cgie oggi e quale è il nostro futuro”.
Polemica la posizione di Alberto Bertali ma non contro il Cdp quanto circa l’assenza di una controparte in aula: “Un tempo ad ascoltarci venivano i sottosegretari, i ministri; oggi invece non c’è neppure il Direttore generale, continuiamo a parlarci tra noi”. “Se non siamo capaci di guadagnarci rispetto – ha enfatizzato – perdiamo del tempo”.
“Assurdo – secondo Nazzareno Mollicone – che un governo chieda un parere ad un organismo circa la sua stessa esistenza e per di più in un periodo pre-festivo, e che chieda poi l’urgenza (meno di 24 ore): tutto ciò dimostra scarsa considerazione nei nostri confronti”.
“Sul tema del ruolo della rappresentanza all’estero – ha anche detto – fare un’unica assemblea all’anno è inutile in quanto viene snaturata la funzione del Cgie. Se si riduce il numero degli organi elettivi, – ha affermato – di fatto si riduce la rappresentanza, di fatto dunque tutto ciò è un sistema per ridurre la nostra rappresentanza. Ed è un progetto che mi pare vada avanti su tutti i campi: c’è un accentramento dei poteri, si eliminano le forme di rappresentanza, è questo un progetto che dovrebbe preoccupare la nostra democrazia”.
Più moderata la posizione di Norberto Lombardi che ha lamentato l’assenza di “un regolamento che per via elettronica consenta di esprimerci rispettando la legge”. “Il parere è ancora aperto: – ha affermato – dalla discussione traiamo idee e prendiamole in considerazione. Il problema sta nel potere reale che questi organismi riescono ad avere: credo in un parere più meditato che prenda atto sia del parere espresso dal Cdp e che inglobi però anche altre proposte”.
Sottolineata la necessità di inglobare “i Paesi che abbiano un certo standard di cittadini italiani”, Lombardi si è poi detto “deluso dall’andamento della discussione: il problema – ha sottolineato – è il modello di rappresentanza non il numero di Plenarie. Le dinamiche generazionali ci porteranno sempre di più a radicarci nei vari territori. La funzione di coordinamento dei territori attraverso il Cgie è secondo me una questione primaria: si può trovare un compromesso, ma dobbiamo prima chiarirci sul modello di rappresentanza che abbiamo in testa, su cosa debba essere il Cgie per il futuro”.
Ha poi preso la parola Mario Tommasi presidente della III Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione, esprimendo quanto dibattuto dalla stessa, criticando al contempo la scarsa volontà dimostrata dal Cdp nel coinvolgere il resto del Consiglio nelle decisioni prese ed espresse nei pareri. “Lamentiamo una carenza informazione tra Cdp e consiglieri: – ha esordito – ricordo il Regolamento del Ccgie che all’articolo 3 comma 4 tratta questo argomento. Tutti i consiglieri del Cgie hanno diritto a tutta l’informazione”.
“La commissione – ha detto – ritiene importante che alcune modifiche vadano apportate; quanto ai tagli ne abbiamo già subiti; si rispetti poi il principio della proporzionalità e siano garantite le specificità di alcuni Paesi, dando spazio almeno ai 22 Paesi qui presenti”.
“Proponiamo come Commissione – ha proseguito – due assemblee all’anno ed una sola continentale; auspichiamo quindi l’inversione delle riunioni: il ruolo delle commissioni così non verrebbe sminuito ma valorizzato. Ci auguriamo che il Governo tenga conto anche di precedenti pareri espressi in passato e che non entri dalla finestra ciò che noi abbiamo cacciato dalla porta. Ci auguriamo – ha sottolineato – che alcune proposte avanzate in precedenza non vengano ripresentate sotto altra forma e non si tenga conto del parere espresso dal Cgie”.
“La commissione – ha continuato – ritiene che la legge sui Comites resti quella attuale e che venga modificato solo il regolamento sul voto, con conseguente riduzione dei costi”.
Infine un accenno al sito http://www.cgie.it: “che fine ha fatto? ” si è chiesta la Commissione. “È in vendita”, è stata l’amara risposta.
Duro l’intervento di Massimo Romagnoli che ha invitato tutto il Cdp ad andarsene se non in grado di difendere gli interesse degli italiani all’estero. “La riduzione di costi – ha detto – si fa quando ci sono sprechi, quando non si ottengono risultati, quando i medesimi risultati si ottengono da altri settori. Il Cgie vive con 800mila euro l’anno, riusciamo però a far circolare il nostro nome in tutto il mondo, portiamo in Parlamento e al Governo le istanze di milioni di italiani che vivono all’estero. Con una spesa irrisoria il risultato è più che soddisfacente. Piuttosto – ha aggiunto – bisogna pensare agli sprechi che ci sono in Italia: il problema forse è che il nostro segretario generale non si fa rispettare, e non è “stato in grado di far capire al Governo quello che noi facciamo”.
Un riconoscimento a quanto affermato da Tommasi è venuto da Franco Santellocco secondo cui occorre “analizzare meglio quello che il Segretario generale ha risposto e come ha risposto. Fra due soluzioni, l’una intaccante in primis il Cgie, l’altra intaccante quello che è alla base della struttura, è prevalso il raziocinante pensiero “Salviamo le radici, le fondamenta e poi vediamo come costruire sopra”.
“Però – ha aggiunto – bisogna anche fare una riflessione e considerare gli interessi economici dell’Italia nello spazio euro-mediterraneo e linportanza di tutte le realtà e ele comunità italiane emergenti . Le due plenarie – ha concluso – sono assolutamente da mantenere e una continentale va tenuta in vita “.
Per Gianfranco Gazzola il Cgie è ad un’impasse, “in una palude”. “Sento la stanchezza degli anziani – ha detto – vorrei che queste elezioni diventassero un’occasione vera per riallacciare un discorso per un nuovo modo di essere degli italiani: il mondo è dei giovani”.
Carlo Consiglio ha tirato un po’ le redini delle discussioni riassumendo sinteticamente: “la quasi totalità degli interventi è favorevole a che restino due plenarie e due continentali. Da parte mia credo che il contatto con le comunità debba essere mantenuta e che le continentali non debbano essere soppresse. Ma – ha sottolineato – è molto più importante il lavoro di sintesi che si fa qui a Roma, con la possibilità del confronto delle esperienze che si fanno nei vari Paesi. È per questo opportuno che il parere espresso dal Cdp venga modificato sul numero delle continentali. Molti di noi inoltre sarebbero contenti se ci fosse la riduzione dei componenti di nomina governativa, ai quali sia comunque garantita la presenza nel Cgie come esterni”.
“Non mi piacciono i ricatti: o i Comites o i Cgie”: si è detto “amareggiato” Gianluigi Ferretti, “assolutamente d’accordo con quanto espresso da Gazzola: sotto la necessità dell’urgenza il parere ha la sua ragion d’essere, ma se l’urgenza non sussiste, il parere può essere annullato”.
Nella visione di Ferretti il Cgie nella sua essenza è un consesso dove “i rappresentanti delle comunità vengono a portare i loro problemi, a cercare soluzioni, trovano a Roma un luogo dove oltre a confrontarsi tra loro, hanno la possibilità di farsi sentire dai palazzi. Ogni tanto qualche parlamentare anche non eletto all’estero ci onora della sua presenza. Per me – ha chiosato – le continentali sono un di più, un qualcosa che non ha prodotto granché e che contribuisce a dare un’immagine negativa al di fuori del Cgie”.
Da ultimo, le considerazioni di Carozza a chiudere le discussioni e ad aprire la via del dialogo.
Il segretario generale ha tenuto a ricordare in primis, rispondendo alle varie voci, che “il Cdp ha espresso per iscritto la protesta al Governo circa le modalità di urgenza con cui è stato chiesto il nostro parere. Abbiamo chiarito che non ci tratteranno più così”.
“È stato detto che è stato un parere frettoloso e affrettato: – ha poi spiegato – il parere frettoloso e affrettato lo abbiamo dato due volte ed oggi qui ci soffermiamo solo su quello positivo e non su quello negativo. Il primo è ritenuto formalmente valido da tutto il Cgie. Ma voglio chiarire che nel momento in cui ho inviato il parere negativo al Ministro mi sentivo totalmente sconfitto per una battaglia portata avanti da 8 anni. Mi sono attivato in ogni modo per fermare quella sciagurata protesta. E con mia sorpresa, il Governo per la prima volta da quando sono segretario generale ha ascoltato le nostre richieste e ha ritirato la proposta. È poi arrivato un altro parere, contrario al primo e a sostegno del Cgie, che andava nella direzione da noi voluta. Mi sembra ingeneroso adesso – ha tenuto a dire Carozza ai presenti – pensare che non abbiamo lavorato, che siamo stati frettolosi, noi che in realtà abbiamo mantenuto un punto fermo nella lotta contro i tentativi di smantellamento della nostra rappresentanza”.
“Ma possiamo discuterne – ha quindi sintetizzato – possiamo valutare funzionamento e ruolo delle continentali e delle plenarie. La mia proposta è che si tenga presente nel parere la preoccupazione comune di tutti noi che tutti e 22 i Paesi che ci sono oggi (e anche quelli emergenti) siano rappresentati e che si discuta del numero di Plenarie e Continentali”.(s.d.f.\aise)