RETE CONSOLARE: IL NUOVO TESTO DELLA MOZIONE DEI SENATORI ELETTI ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ – È stata rinviata alla prima settimana di maggio la discussione in Aula della mozione dei senatori eletti all’estero sulla ristrutturazione della rete consolare.

La prima versione della mozione è stata presentata a dicembre: da allora numerosi rinvii ne hanno impedito la discussione. Nel frattempo, si sono avvicendati due Governi, è cambiato il Ministro degli Esteri, ma anche la situazione del “piano” della Farnesina che, nel frattempo, è andato avanti.
Dunque il dispositivo della mozione, che inizialmente ne prevedeva la sospensione, non ha più ragion d’essere. Ecco perché l’atto è stato modificato nel dispositivo che ora impegna il Governo “a rivedere sostanzialmente tutte le decisioni fin qui attuate per il riorientamento della rete consolare così come progettato dal Ministero degli affari esteri e a sospendere immediatamente i provvedimenti in corso di attuazione; a presentare alle Commissioni parlamentari competenti un piano di riorientamento della rete e dei servizi diplomatico-consolari seguendo le direttive contenute nella legge sulla revisione della spesa in invarianza dei servizi, del rapporto della Commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri nel 2012 e delle linee indicate dal programma di lavoro del commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli; a valutare l’apertura di uffici di servizio nelle altre aree ad oggi rimaste completamente scoperte” e, infine, “a provvedere, nell’immediato, ad aprire un ufficio di servizio con personale a contratto assunto in loco per le sedi di Newark, San Gallo, Norimberga e Manchester; a dare una risposta affermativa alla proposta della Cancelleria di Stato di Saarbrucken, mantenendo in loco il personale necessario; ad accorpare l’istituto italiano di cultura e l’agenzia consolare di Wolfsburg in un’unica sede, così da usufruire del contributo deliberato dal Comune, e a mantenere aperta la sezione distaccata dell’istituto di cultura di Francoforte sul Meno”.
Di seguito il testo integrale della mozione riformulata.
“4,5 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, ai quali si sommano i milioni di cittadini di discendenza italiana, sono i veri protagonisti della proiezione dell’Italia nel mondo, contribuendo alla diffusione della nostra lingua, della nostra cultura, del made in Italy in tutti i settori, con evidenti ripercussioni positive sull’immagine e sull’economia del nostro Paese;
nonostante la crisi, infatti, l’export va controcorrente e continua ad avere risultati positivi; i nostri cittadini migranti rappresentano in questo senso una risorsa economica, culturale e politica determinante per l’Italia, un valore aggiunto che sarebbe grave non riconoscere e non valorizzare nella ricerca di soluzioni adeguate alle difficoltà del sistema Paese;
negli ultimi anni si è affermata una nuova emigrazione: giovani studenti, ricercatori, professionisti ed imprenditori, cittadini caratterizzati da un alto tasso di mobilità, che hanno interesse a mantenere e sviluppare un rapporto circolare con il Paese di origine, per mettere a frutto esperienze e conoscenze maturate all’estero;
tuttavia, la crisi ha determinato anche una ripresa di flussi migratori con caratteristiche più “tradizionali”: giovani e meno giovani che cercano lavori non qualificati, necessitano di supporto e tutele ma faticano sia a inserirsi nel contesto del Paese di arrivo, sia a rivolgersi alle strutture diplomatiche, come testimoniano i dati del 2012 sugli italiani arrivati in Germania (10.000 registrati all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, 38.500 secondo il Governo tedesco) e sui molti giovani arrivati in Australia e Canada con visti vacanza-lavoro;
l’Italia oggi è rappresentata nel mondo attraverso strutture consolari e ambasciate che svolgono un ruolo importante per la cooperazione politica, la promozione delle relazioni economiche, la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione culturale e scientifica e in ultimo, ma non per importanza, i servizi ai cittadini italiani in mobilità e ai cittadini residenti all’estero. Si ritiene doveroso sottolineare, a tal proposito, la qualità del lavoro svolto da una parte della rete diplomatico-consolare italiana negli ultimi anni, nonostante le riduzioni del bilancio e le difficoltà del contesto globale;
dai dati presentati nel 2012 dalla Commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri, insediata nel 2011, emerge che il bilancio del Ministero, pari allo 0,22 per cento del bilancio statale, è decisamente più esiguo di quello dei principali Paesi europei, né la collocazione del nostro Paese in fondo alla classifica cambia se si assume come parametro di riferimento la percentuale del PIL. Il costo complessivo della rete estera è pari al 44 per cento del bilancio, e la spesa per il personale all’estero raggiunge il 38,5 per cento. Considerando che nel suo insieme la spesa per il personale, i contributi obbligatori e l’indennità di servizio all’estero assorbono l’83,3 per cento del bilancio del Ministero, solo il taglio applicato nel 2012 ha comportato sul rimanente 16,7 per cento del bilancio riduzioni nell’ordine del 30 per cento della dotazione delle “spese rimodulabili”. In ragione di questi altri dati, la Commissione considerava “indispensabile continuare nell’azione già avviata di razionalizzazione della rete estera, dalla presenza scolastica, dal patrimonio immobiliare, dai contributi alle organizzazioni internazionali e in parallelo agire in un’ottica pluriennale sull’efficienza della struttura e sulla qualità della spesa, soprattutto incidendo su quella per il personale, che rappresenta il 47,2 per cento del totale anche a causa delle progressive forti riduzioni del bilancio della Farnesina”;
i tagli operati negli ultimi anni sul bilancio complessivo, fatti salvi capitoli di spesa quasi intoccabili, come ad esempio quelli relativi al trattamento economico del personale diplomatico e soprattutto alle indennità di sede all’estero, producono lo smantellamento e la chiusura delle sedi consolari all’estero, strumenti essenziali ai fini della proiezione internazionale del nostro Paese e della tutela dovuta ai nostri concittadini all’estero;
inoltre, è opportuno considerare la consistenza delle risorse umane a disposizione della rete consolare in termini comparativi. È vero, come afferma il Ministero, che la rete italiana si avvale di una quantità di personale, considerato nell’insieme, significativamente inferiore a quella a disposizione di altri Paesi europei, a fronte di una copertura territoriale di proporzioni simili: 6.748, contro i 14.074 della Francia, gli 11.117 della Germania e i 13.266 del Regno Unito. Tuttavia, altrettanto vero, e non meno significativo, è il fatto che la consistenza del personale di ruolo della rete italiana, pari a 4.216 unità, è molto più vicina alle grandezze degli altri Paesi qui considerati: ad eccezione della Francia, che conta su 9.021 unità, la Germania ne ha 5.847 e il Regno Unito 4.851; tali dati confermano la persistenza di un marcato squilibrio interno alla rete diplomatica, con gravi conseguenze di carattere funzionale e finanziario;
considerato che:
ad oggi, con decreto, il Ministero degli affari esteri, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, ripercorre sostanzialmente il piano presentato nel luglio 2013, intitolato “Riorientamento della rete consolare”, stabilendo le seguenti chiusure: ambasciata a Reykjavik, ambasciata a Santo Domingo, ambasciata a Tegucigalpa, rappresentanza permanente presso l’UNESCO a Parigi (con accorpamento alla rappresentanza permanente presso l’OCSE), ambasciata a Nouakchott, consolato di prima classe a Tolosa, consolato a Alessandria, consolato a Scutari, consolato a Spalato, vice consolato a Mons, agenzia consolare a Sion, agenzia consolare a Neuchâtel, agenzia consolare a Wettingen, consolato generale a Timisoara, consolato a Newark, consolato generale ad Amsterdam, consolato generale a Tripoli, consolato generale a Bassora, consolato di prima classe a San Gallo, consolato a Montevideo, sportello consolare a Chambéry, sportello consolare a Digione, sportello consolare a Grenoble, sportello consolare a Innsbruck, sportello consolare a Manchester, sportello consolare a Norimberga, sportello consolare a Saarbrucken, istituto italiano di Cultura a Lussemburgo, istituto italiano di cultura a Salonicco, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Wolfsburg, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Francoforte sul Meno, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Vancouver, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Ankara, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Grenoble, sezione distaccata di istituto italiano di cultura a Innsbruck;
pertanto, rispetto al piano originario del 2013, risultano temporaneamente rinviate soltanto le chiusure dei consolati di Brisbane e Adelaide e degli istituti di cultura di Lione e Stoccarda;
il Ministero, pur essendo stato più volte invitato dai parlamentari eletti direttamente dai cittadini italiani all’estero ad aprire un dialogo per condividere dati certi su spese e risparmi e per avviare un confronto sulle necessità e le priorità, ha opposto un atteggiamento di totale chiusura;
nell’elaborazione del piano il Ministero non ha chiesto nessun parere al Consiglio generale degli italiani all’estero, contravvenendo a quanto prescritto dalla legge n. 368 del 1989 (articolo 3, comma 1, lettera e); in seguito alla presentazione del piano stesso, a tardiva richiesta del parere da parte del Ministero, il Consiglio ha dettagliatamente risposto, esprimendo parere negativo (II assemblea plenaria, novembre 2013);
si colpisce complessivamente la metà delle nostre strutture all’estero, in un momento di forte intensificazione di nuovi flussi di mobilità e di emigrazione degli italiani, che necessitano di tutela e servizi di supporto;
la promessa e necessaria apertura di nuove sedi in aree strategiche procede, peraltro, in modo parziale e insufficiente, mentre l’informatizzazione dei servizi conosce lentezze e difficoltà che impediscono di colmare adeguatamente il vuoto che si è determinato; inoltre la proposta, già avanzata molti anni addietro (e richiamata dal ministro Mogherini durante l’audizione presso le Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato del 18 marzo e 3 aprile 2014), di un coinvolgimento dei patronati per garantire alcuni servizi posti a rischio dalle riduzioni apportate al bilancio, va sottoposta ad un necessario approfondimento. Da sempre i patronati svolgono sui territori servizi importanti per le comunità: è per questo ruolo di coesione sociale e culturale che vanno salvaguardati e sostenuti; tuttavia, l’ipotesi in questione deve prevedere una loro autoriforma tale da offrire garanzie di terzietà, e in particolare di indipendenza politica, oggi, quanto meno in alcuni casi, assenti: non è un caso se il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non riconosce la validità dei certificati di esistenza in vita raccolti autonomamente dai patronati;
tale piano contraddice quanto indicato dalla Commissione per la spending review, perseverando nella logica dei tagli lineari ai servizi, lasciando inalterata la composizione della spesa, in particolare quella riguardante il personale, confermando l’anomalia del “modello” italiano rispetto agli assetti vigenti negli altri Paesi europei, a cominciare da un rapporto tra personale di ruolo inviato dall’Italia ed inserito nella rete consolare e personale a contratto assunto in loco fortemente sbilanciato a favore del primo;
la revisione della spesa pone l’obiettivo di portare il rapporto tra il personale di ruolo e il personale assunto in loco a uno a 4, così da ridurre grandemente i costi, senza colpire i servizi offerti dalla rete diplomatico-consolare ma al contrario con l’obiettivo di renderli più efficienti e rispondenti alle esigenze e alle aspettative del nostro sistema economico, e di garantire l'”invarianza dei servizi ai cittadini”, attuando il principio “meno diplomazia, più servizi”;
il “riorientamento della rete consolare” proposto dal Ministero va nella direzione opposta a questo principio: l’applicazione del piano alla Svizzera produce la chiusura di tre agenzie consolari, con un risparmio annuo stimabile sui 150.000 euro; invece, seguendo il criterio dell’invarianza di servizi e le conclusioni cui la stessa Commissione per la revisione della spesa del Ministero degli affari esteri era giunta, si potrebbero riaprire tre uffici di servizio con un risparmio di circa 3,2 milioni di euro annui, riducendo i consoli e aumentando gli uffici di servizi;
il Ministero ha scelto la strada di accentrare i servizi in “hub consolari”, nei quali si concentrerà il corpo diplomatico e il personale inviato in trasferta da Roma, non sviluppando, anzi, forse riducendo, la quota di personale assunto in loco, nonostante sia acclarato che il costo del personale inviato da Roma rappresenta una delle spese maggiori;
nella relazione tecnica che accompagna il decreto interministeriale in attuazione dell’art. 2 del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, si legge testualmente che tale proposta “tiene conto dell’esigenza di salvaguardare il personale dirigenziale in servizio presso le Rappresentanze Diplomatiche ed i Consolati Generali di I classe, per il ruolo fondamentale di tutela degli interessi del Paese e dei cittadini all’estero che queste strutture svolgono”; tale impostazione è in netto contrasto con l’articolo 2 dello stesso decreto-legge che al comma 1, lett. a), recita: “gli uffici dirigenziali, di livello generale e di livello non dirigenziale e le relative dotazioni organiche, in misura non inferiore, per entrambe le tipologie di uffici e per ciascuna dotazione, al 20 per cento di quelli esistenti”;
si considera positivamente l’unificazione delle rappresentanze Unesco ed Ocse a Parigi, ma non si può ignorare il fatto che nelle ambasciate di Tegucigalpa, Reykjavik, Santo Domingo e Nouakchott, destinate a chiusura, non c’è oggi un solo ambasciatore in servizio (per la precisione, Reykjavik e Nouakchott non sono mai state aperte); né si può tacere che la chiusura degli istituti di cultura di Grenoble e Innsbruck, annunciata col decreto, ha avuto luogo 3 anni fa;
nel piano di riorientamento, a fronte delle chiusure già effettuate, non v’è traccia di garanzie precise sulla costituzione di uffici di servizio o sul servizio itinerante o periodico, né possono essere considerate tali dalle assicurazioni generiche rivolte al futuro; valga come esempio quanto accaduto a Coira: dopo la chiusura, 3 anni fa, di un’agenzia consolare, il Governo cantonale dei Grigioni mise gratuitamente a disposizione una sede, nella quale era garantito una volta a settimana il cosiddetto servizio periodico, che è stato soppresso 2 mesi fa dal console di San Gallo; a quanto sembra, il servizio è stato temporaneamente ripristinato in questi giorni, in seguito alle reazioni delle autorità cantonali svizzere e della comunità italiana;
ad oggi il ministro Mogherini ha annunciato la volontà, per ora non circostanziata, di procedere ad un taglio dell’indennità di sede all’estero; intenzione apprezzabile, a proposito della quale si ritiene opportuno prevenire il ripetersi di esperienze negative già verificatesi in tempi recenti, vale a dire ingegnose rimodulazioni delle voci di bilancio che determinano, nella migliore delle ipotesi, un saldo zero. Il sistema tedesco, per citare un esempio in voga, prevede l’erogazione di rimborsi sulla base di schemi precisi, con la presentazione di ricevute e sempre dopo preventiva autorizzazione da parte della sede centrale; nessuna spesa forfettaria e chiara distinzione tra spese personali e spese istituzionali, tanto che ai diplomatici tedeschi la spesa per la residenza, sottratte le necessità di carattere istituzionale, viene addebitata sullo stipendio;
si consideri inoltre, sempre a proposito del capitolo dell’indennità di sede e stipendi del personale di ruolo, e con specifico riferimento alla funzione di controllo esercitata dal Ministero dell’economia e delle finanze, che per avere un quadro realistico di questa quota di bilancio è necessario considerare anche la spesa pensionistica correlata: ad esempio, eventuali forme di contribuzione oggi assenti, e dunque calcolabili come maggiori entrate o minori spese per l’erario, tali non sarebbero sul lungo periodo;
alle annunciate chiusure molte delle nostre comunità all’estero hanno intrapreso iniziative di protesta e al contempo di proposta, spesso e volentieri coadiuvate da un generoso impegno delle istituzioni locali, perfettamente consapevoli della rilevanza delle strutture e più in generale della funzione svolta dalle comunità di migranti italiani, come testimoniano i seguenti esempi;
per quanto riguarda Newark, gli iscritti all’anagrafe italiana residenti all’estero sono 17.400, i cittadini di discendenza italiana oltre 1.500.000, ovvero il 17 per cento della popolazione dello Stato del New Jersey; data una presenza italiana così rilevante, la sede è stata innalzata a consolato nel 2008, quando si è trasferita nei locali del Gateway Center, con affitto annuale di 180.000 dollari. Il contratto è stato disdetto e la sede ha chiuso il 27 febbraio 2014; la comunità italiana, allarmata dalla chiusura, ha fatto pervenire al Ministero degli affari esteri delle soluzioni alternative all’interruzione dei servizi e tali da garantire gli obiettivi di risparmio. In particolare, su richiesta dell’Associazione Cavalieri d’Italia del New Jersey, la Jeni LLC offrì una serie di uffici poco fuori dal centro di Newark, ad un canone agevolato di 14.500 euro annui “per alleviare le immense difficoltà che la popolazione italo-americana del New Jersey avrebbe nel caso della chiusura definitiva del Consolato a Newark”. Dal Ministero non è giunta alcuna risposta, nonostante il fatto che l’affitto fosse l’unico risparmio conseguente alla chiusura del consolato di Newark, considerando che il personale in servizio, sia di ruolo che a contratto, è stato destinato alla sede ricevente di New York;
per quanto riguarda Saarbrucken, la cancelleria di Stato ha offerto all’Italia adeguati uffici gratuiti purché mantenga la propria presenza stabile sul territorio. La Cancelleria di Stato ha rinnovato alle autorità italiane un’offerta già lanciata nel 2010 dal governatore Muller. La capitale del Land tedesco ribadisce la propria contrarietà alla chiusura dell’ufficio consolare. Il portavoce del Governo regionale Klein ha affermato che resta valida l’offerta di alloggiare lo sportello consolare gratuitamente nella Cancelleria di Stato o in locali adiacenti;
per quanto concerne l’istituto di cultura di Francoforte: la città oggi è il centro finanziario dell’Europa, sede della Banca centrale europea, città internazionale dove si parlano 220 lingue, sede di 5 scuole bilingue italo-tedesche. Molti i corsi di lingua e cultura italiana attivati. Si sottolinea ad oggi il costo irrisorio della struttura pari a 110.000 euro che si risparmierebbero con la sua chiusura;
per quanto riguarda Wolfsburg, il consiglio comunale ha approvato una risoluzione per il mantenimento dell’istituto italiano di cultura impegnandosi a contribuire con una somma di circa 78.000 euro dal 1° gennaio 2014. L’istituto organizza oltre 20 corsi di lingua, mostre a livello internazionale, presentazioni di libri. Sono 8.000 i residenti italiani a Wolfsburg, dove c’è l’unico istituto in tutta la Bassa Sassonia;
in conclusione, si ritiene necessario e urgente intervenire affinché la riorganizzazione della rete diplomatico-consolare sia profondamente rivisitata, riconducendone l’ispirazione ai criteri puntualmente indicati dalla Commissione per la spending review e più volte ribaditi in sede parlamentare, in modo tale da tutelare efficacemente l’interesse nazionale e l’immagine internazionale del nostro Paese, posti a rischio da una gestione fin qui prevalentemente impegnata nella difesa delle prerogative del corpo diplomatico,
impegna il Governo:
1) a rivedere sostanzialmente tutte le decisioni fin qui attuate per il riorientamento della rete consolare così come progettato dal Ministero degli affari esteri e a sospendere immediatamente i provvedimenti in corso di attuazione;
2) a presentare alle Commissioni parlamentari competenti un piano di riorientamento della rete e dei servizi diplomatico-consolari seguendo le direttive contenute nella legge sulla revisione della spesa in invarianza dei servizi, del rapporto della Commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri nel 2012 e delle linee indicate dal programma di lavoro del commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli;
3) a valutare l’apertura di uffici di servizio nelle altre aree ad oggi rimaste completamente scoperte;
4) a provvedere, nell’immediato, ad aprire un ufficio di servizio con personale a contratto assunto in loco per le sedi di Newark, San Gallo, Norimberga e Manchester; a dare una risposta affermativa alla proposta della Cancelleria di Stato di Saarbrucken, mantenendo in loco il personale necessario; ad accorpare l’istituto italiano di cultura e l’agenzia consolare di Wolfsburg in un’unica sede, così da usufruire del contributo deliberato dal Comune, e a mantenere aperta la sezione distaccata dell’istituto di cultura di Francoforte sul Meno”. (aise)