EUROPEE 2014: IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO ALLA CAMERA/ PARERE FAVOREVOLE DELLA COMMISSIONE ESTERI

ROMA\ aise\ – Eliminare la “discriminazione” degli italiani in Svizzera e abolire, nel futuro, i seggi allestiti da Ambasciate e Consolati. Queste le osservazioni al provvedimento“Intese raggiunte dal Governo italiano con i Paesi membri dell’Unione europea per garantire le condizioni necessarie per l’esercizio del voto degli italiani residenti nei Paesi membri dell’Unione europea nelle elezioni per il Parlamento europeo” che ieri ha ricevuto parere favorevole dalla Commissione Affari Esteri della Camera.

 
Relatrice del provvedimento la deputata del Pd eletta in Europa, Laura Garavini, che, alla presenza del sottosegretario agli esteri Mario Giro, ha spiegato ai colleghi che tutti e 27 gli Stati dell’Unione hanno sottoscritto l’intesa con l’Italia per far votare sui loro territori i connazionali lì residenti il 23 e 24 maggio prossimi, alcuni, però, con delle limitazioni sia per la costituzione dei seggi che per lo svolgimento della campagna elettorale.
Gli italiani in Europa, ha ricordato Garavini, possono votare per i candidati del Paese di residenza – se ne fanno richiesta nei termini stabiliti da ciascuno stato – o per quelli italiani nei seggi allestiti da Ambasciate e Consolati.
Alcuni Paesi, però, hanno posto delle condizioni: “in particolare, – ha riferito Garavini – il Belgio ha raccomandato di evitare manifestazioni pubbliche in luoghi prossimi alle sezioni ed ha chiesto che non vengano utilizzati i media pubblici per la propaganda elettorale”.
La Lettonia, invece, “non ha consentito l’istituzione di sezioni elettorali fuori dalle sedi diplomatico-consolari ed ha richiesto che la propaganda elettorale radiotelevisiva dei candidati italiani sia trasmessa in lingua lettone con sottotitoli italiani; la Lettonia permette inoltre manifestazioni e riunioni politiche soltanto previa autorizzazione”.
Il Lussemburgo, ha aggiunto, “ha raccomandato che la campagna informativa dell’Ambasciata italiana per il voto dei cittadini residenti in quel paese non generi confusione con quella svolta dalle autorità locali verso i cittadini lussemburghesi; lo stesso richiamo a evitare ogni possibilità di confusione è ribadito per quanto riguarda la propaganda elettorale dei partiti e dei candidati italiani”.
E se il Portogallo ha raccomandato di “evitare ogni possibilità di confusione tra la propaganda elettorale dei partiti e dei candidati italiani con quella nazionale”, la Slovacchia “ha autorizzato l’installazione di sezioni elettorali esclusivamente presso le sedi diplomatico-consolari”.
Infine, la Slovenia ha “autorizzato l’installazione di sezioni elettorali esclusivamente presso l’ambasciata italiana a Lubiana ed il consolato a Capodistria; anche la propaganda elettorale può svolgersi soltanto nei locali delle due sedi diplomatico-consolari”.
Garavini ha quindi richiamato il “vulnus riguardante la comunità italiana in Svizzera, una comunità composta di oltre 500 mila concittadini che non potrà partecipare alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, votando in loco. Sarebbe stato necessario un intervento del Governo presso il Governo di Berna per superare questo inaccettabile status di minorità politica in cui viene a trovarsi questa importante comunità di connazionali, tanto più se si considera che la Confederazione elvetica non si è mai opposta all’istituzione di seggi – mettendo a disposizione perfino strutture pubbliche – per le elezioni dei Comites prima del passaggio al voto per corrispondenza e che la Svizzera, pur non aderendo allo Spazio economico europeo, è un partner speciale dell’UE attraverso le due serie di accordi bilaterali firmati nel 1999 e nel 2004″.
Concludendo, Garavini ha voluto “sensibilizzare il Governo riguardo due aspetti particolarmente importanti”.
Il primo riguarda la “disparità di trattamento che penalizza la numerosa comunità italiana residente in Svizzera”. Il secondo riguarda “la richiesta, avanzata in numerose occasioni ed in sedi diverse – presso il Comitato permanente sugli italiani nel mondo, ma anche nell’Assemblea plenaria del CGIE – di non procedere alla costituzione dei seggi elettoralipresso i consolati per il voto nei collegi nazionali. Il dato della partecipazione dei connazionali, residenti in Paesi membri dell’UE, alle precedenti tornate elettorali europee è in visibile contrazione. Credo che, considerato anche l’elevato costo che questa operazione comporta – stimata all’incirca in 11 milioni di euro – sarebbe utile non ripeterla alle prossime elezioni europee. Ricordo, peraltro, che nel corso dell’esame al Senato del provvedimento recante disposizioni in tema di equilibrio di genere nelle elezioni del Parlamento europeo, il Governo ha accolto un ordine del giorno che andava esattamente in questa direzione”.
Concludendo, in considerazione “dell’urgenza del provvedimento in esame per l’imminenza dell’appuntamento elettorale”, Garavini ha proposto ai colleghi un parere favorevole al provvedimento, su cui si è subito detto d’accordo il sottosegretario Giro, confermando “l’orientamento favorevole del Governo a modificare la normativa vigente in vista della prossima tornata elettorale europea”.
Nel dibattito seguito alla relazione, Di Battista (M5S) ha manifestato “vive perplessità circa talune limitazioni poste da parte di alcuni Stati all’esercizio della campagna elettorale”, riferendosi in particolare al Belgio, alla Slovenia ed alla Lettonia, lamentando per quest’ultimo Paese “l’evidente discriminazione derivante dalla nota questione della minoranza russa”. Secondo Di Battista il Governo italiano “non avrebbe dovuto accettare tali condizioni che limitano l’espressione dei diritti civili e politici dei cittadini e dei movimenti. Credo si debba garantire, nello specifico, il diritto delle nuove formazioni che non dispongono dei canali tradizionali di propaganda all’estero, anche perché la propaganda è il sale della democrazia”.
A rassicurare Di Battista è stato Guglielmo Picchi (Fi), che, nell’approvare la relazione svolta da Garavini, ha spiegato il collega che “in tutti gli Stati membri dell’Unione c’è la possibilità di svolgere campagna elettorale”, criticando allo stesso tempo il fatto che “ancora una volta siano sperequati i cittadini italiani residenti negli altri Paesi europei”.
Per Marazziti (PI) le osservazioni di Garavini sono “ispirate al buon senso ed all’esigenza che le regole europee si armonizzino con quelle nazionali, anche alla luce di particolari circostanze come quelle dei Paesi che sono nati dalla dissoluzione della monarchia asburgica”, mentre Del Grosso (M5S) ha espresso “stupore per le clausole poste dal Belgio allo svolgimento della campagna elettorale europea” sostenendo che “un precedente negativo similare è stato nel periodo fascista”.
Per un altro deputato 5 Stelle, Sibilia, “è intollerabile il fatto che l’Italia subisca direttive da parte di Stati esteri che ledono la sfera dei diritti civili, dopo aver peraltro rinunciato a quote rilevanti di sovranità con il Fiscal Compact. Chiedo pertanto che si apra su questo provvedimento una riflessione più approfondita, vista anche la facilità con cui il Governo sembra ricevere tali lesioni”.
Nel suo intervento di replica, Garavini ha rassicurato i colleghi del Movimento 5 Stelle “escludendo che vi siano limitazioni alla libertà di espressione. Sono garantiti tutti i principi democratici per l’esercizio del diritto di voto, fatte salve talune puntualizzazioni derivanti da specifici ordinamenti nazionali. Credo invece sia urgente procedere con l’espressione del parere per consentire l’avvio delle procedure di allestimento dei seggi”, ha concluso ribadendo la sua proposta di parere favorevole al provvedimento, approvato, infine, da tutta la Commissione. (aise)

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