Ambasciatore USA a Roma: «Made in Italy apprezzato negli Stati Uniti»

ROMA
«Avete talento, creatività, il brand made in Italy è fortissimo negli Stati Uniti, anche per i
macchinari e gli strumenti di precisione».
John Phillips lo dice con calore davanti alla platea dei piccoli imprenditori di Confindustria,
che lo hanno invitato, su richiesta del presidente, Alberto Baban, al Consiglio centrale per
uno scambio di idee sulla strategia Usa di rilancio del manifatturiero e sulle possibilità di
aumentare i rapporti economici tra le pmi dei due paesi. Con l’auspicio, sottolienato ieri da
tutti, che si possa arrivare all’inizio dell’anno prossimo alla firma dell’accordo di libero
scambio Usa-Ue, intesa che sarebbe un volano di crescita importante.
Phillips lo ammette: nei rapporti Italia-Usa si potrebbe fare molto di più, l’Italia è indietro
rispetto ai paesi europei nell’attrazione di investimenti statunitensi. E indica anche i motivi:
pesa quel 68° posto nella classifica dei paesi dove è più facile fare impresa. «C’è un apparato
giudiziario che non funziona come dovrebbe, non c’è sufficiente affidabilità sui contratti, le
vertenze non si concludono in tempi ragionevoli». Tutti problemi, comunque che secondo
l’ambasciatore americano in Italia possono essere affrontati e risolti. Saranno le sfide di
Matteo Renzi. «Con il nuovo governo vogliamo lavorare, augurandoci che possa prendere di
petto i problemi per rendere l’Italia più attraente. Il presidente Obama ha molto a cuore
l’Italia, gli piace il vostro paese: ha chiamato Renzi, come all’epoca telefonò a Enrico Letta. Il
presidente del Consiglio deve preparare un programma concreto che affronti sul serio le
riforme. Guardo con favore ad un’Italia più snella e attraente per gli investimenti, anche se
non è opportuno da parte mia dire cosa dovete fare».
Le riforme sono quelle che gli industriali chiedono da tempo per rilanciare l’industria. «Fa
rabbia ascoltare quanto venga apprezzato il nostro sistema industriale e quanto, di contro,
siano le manchevolezze del sistema paese a penalizzare l’economia e il nostro
manifatturiero», commenta Baban.
Anche sull’energia Phillips ha elogiato gli sforzi dell’Italia, in particolare sulle rinnovabili.
Per gli Usa è stata proprio l’energia, con il costo basso dello shale gas, la carta vincente per
il rilancio del manifatturiero. Riportare all’ interno del paese la produzione e i posti di lavoro
è stato l’ obiettivo di Obama, ha raccontato l’ambasciatore, e lo si sta raggiungendo. Cosi
come l’autosufficienza energetica degli Usa. Un esempio per l’Italia, come ha sottolineato
Baban, che ha messo al centro della sua strategia come presidente della Piccola il rilancio
del manifatturiero e non a caso ha voluto invitare l’ambasciatore Usa al confronto con gli
imprenditori.
Phillips ha chiesto la collaborazione dei Piccoli per diffondere sul territorio l’importanza del
trattato di libero scambio Ue-Usa. «Ci sono 24 squadre di persone al lavoro, nelle prossima
settimane ci saranno altri round negoziali», ha detto l’ambasciatore. Un auspicio rilanciato
da Baban: dall’accordo arriverà una spinta all’export per le Pmi italiane. Il presidente della

piccola ha raccolto anche la sollecitazione a investire di più sull’economia digitale, come
fattore di crescita: negli Usa rappresenta il 7% del Pil, da noi la metà.
N.P

 

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-02-28/made-italy-apprezzato-stati-uniti-064241.shtml?uuid=ABz2Ulz&fromSearch

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