40 ANNI DI PROMOZIONE DELL’ITALIA NEGLI USA: MUCCI (WETHEITALIANS.COM) A COLLOQUIO CON LUCIO CAPUTO

ROMA\ aise\ – L’attività di “volano” dei rapporti tra Italia e Stati Uniti “non è interpretata esclusivamente da italoamericani nati negli Stati Uniti. Uno dei più importanti italiani d’America, nato in Italia – in Sicilia, per essere più precisi – e poi arrivato negli Stati Uniti prima in rappresentanza nel nostro Paese e poi per conto proprio, con una carriera di grandissimo successo, è Lucio Caputo, storica presenza italiana a New York“, nonché presidente di due importanti associazioni, “pilastri della comunità italiana negli USA”, come l’Italian Wine & Food Institute e la ASILM (American Society of the Italian Legions of Merit), l’associazione che riunisce le personalità insignite dalla Repubblica Italiana.

Umberto Mucci

Arrivato negli Stati Uniti nel 1967, come “il più giovane funzionario chiamato a dirigere un ufficio commerciale italiano all’estero”, Caputo ha potuto in questi anni osservare come sia cambiato “il rapporto tra gli italiani in arrivo in America per lavorare – un flusso che non si è mai fermato – e questo grande Paese”.

Un tempo, spiega Caputo, “gli italoamericani non esprimevano grande simpatia per gli italiani che arrivavano in rappresentanza delle aziende italiane a New York: li chiamavano “i baroni di Manhattan”, perché la percezione di entrambi i gruppi all’epoca era che non avessero molto in comune gli uni con gli altri. Io cercai da subito di fare un’opera di mediazione, perché sapevo quanto fossero da apprezzare gli italoamericani, che avevano fatto delle cose eccezionali: cercando però di spiegare anche che all’epoca, un italiano che veniva per tre anni per dirigere una filiale a New York, aveva interessi differenti rispetto a chi l’Italia l’aveva lasciata tempo prima o la conosceva solo dai racconti dei suoi genitori o addirittura dei nonni. I manager che arrivavano dall’Italia erano legati a precisi risultati di business, e pertanto la loro vita si sviluppava secondo dinamiche, luoghi e attenzioni che nascevano da un approccio all’Italia completamente diverso, rispetto all’italoamericano che era cresciuto nell’amore per l’Italia ma con passioni e stili di vita differenti, perché naturalmente influenzati dalla cultura americana. Non si trattava di snobismo, ma semplicemente di ruoli diversi e di un differente rapporto con l’Italia. Questo concetto piano piano prese piede, fu compreso, e quindi i rapporti tra questi due mondi si semplificarono e trovarono terreni comuni su cui riconoscersi e apprezzarsi. Nel frattempo gli italoamericani hanno acquisito ancora più successo e ricchezza, mentre i manager italiani possono rimanere più a lungo e integrarsi meglio. Anche gli americani non di origine italiana, del resto, oggi capiscono e apprezzano molto di più l’Italia”. (aise)

lo ha incontrato ed intervistato per il portale di cui è presidente e fondatore wetheitalians.com, alla vigilia di due importanti gala che verranno celebrati domani a New York dalle due associazioni.