CHIUSURA CONSOLATI/ IL TESTO DELLA MOZIONE DEI SENATORI ELETTI ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ – Sospendere immediatamente tutte le decisioni fin qui prese per il riorientamento della rete consolare così come progettato dal Ministero degli affari esteri; presentare alle Commissioni parlamentari un piano di riorientamento che segua le indicazioni della Commissione spending review del 2012.

Questo il dispositivo della mozione presentata dai senatori eletti all’estero – Micheloni, Giacobbe e Turano (Pd), Di Biagio (Sc), Longo (Psi) e Zin (Maie) – contro il piano di nuove chiusure di sedi consolari prospettato dalla Farnesina.

La mozione è stata sottoscritta da altri 49 senatori, di vari schieramenti. Ne pubblichiamo di seguito il testo.

Il Senato,

premesso che

4 milioni di cittadini italiani residenti all’estero, ai quali si sommano i milioni di cittadini di discendenza italiana, sono i veri protagonisti della proiezione dell’Italia nel mondo, contribuendo alla diffusione della nostra lingua, della nostra cultura, del made in Italy in tutti i settori, con evidenti ripercussioni positive sull’immagine e sull’economia del nostro Paese;

negli ultimi anni si è affermata una nuova emigrazione: giovani studenti, ricercatori, professionisti ed imprenditori, che hanno interesse ad un rapporto “circolare” con il Paese di origine: si tratta di cittadini caratterizzati da un alto tasso di mobilità, che contempla anche l’ipotesi di un rientro in Italia per mettere a frutto esperienze e conoscenze maturate all’estero;

i nostri cittadini migranti rappresentano una preziosa risorsa economica, culturale e politica per il Paese, un valore aggiunto che sarebbe grave non utilizzare nella ricerca di risposte ai grandi interrogativi economici, culturali e sociali di un mondo sempre più interconnesso;

nonostante la sofferenza dell’economia italiana sotto i colpi della peggiore crisi del dopoguerra, un settore va controcorrente e continua ad avere risultati positivi: l’export, con punti di forza consolidati quali il design, il lusso e il food & wine, cui si sono affiancate nuove eccellenze in settori come la meccanica, le nuove tecnologie del caldo e del freddo, la componentistica aerospaziale;

l’Italia oggi è rappresentata nel mondo attraverso strutture consolari e ambasciate che svolgono un ruolo importante per la cooperazione politica, la promozione delle relazioni economiche, la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione culturale e scientifica e in ultimo, ma non per importanza, i servizi ai cittadini italiani in mobilità e ai cittadini residenti all’estero;

è opportuno sottolineare la qualità del lavoro svolto dalla rete diplomatica consolare italiana negli ultimi anni, nonostante le riduzioni di bilancio e le difficoltà del contesto globale, tanto in materia di promozione dell’economia italiana nel mondo quanto nella tutela dei diritti e degli interessi dei nostri concittadini all’estero;

dai dati presentati nel 2012 dalla Commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri, insediata nel 2011, emerge che il bilancio del Ministero, pari allo 0,22 per cento del bilancio statale, è decisamente più esiguo di quello dei principali Paesi europei, né la collocazione del nostro Paese in fondo alla classifica cambia se si assume come parametro di riferimento la percentuale del PIL. Il costo complessivo della rete estera è pari al 44 per cento del bilancio, e la spesa per il personale all’estero raggiunge il 38,5 per cento. Considerando che nel suo insieme la spesa per il personale, i contributi obbligatori e l’indennità di servizio all’estero assorbono l’83,3 per cento del bilancio del Ministero, solo il taglio applicato nel 2012 ha comportato sul rimanente 16,7 per cento riduzioni nell’ordine del 30 per cento della dotazione delle “spese rimodulabili”. In ragione di questi altri dati, la Commissione considerava “indispensabile continuare nell’azione già avviata di razionalizzazione della rete estera, dalla presenza scolastica, dal patrimonio immobiliare, dai contributi alle organizzazioni internazionali e in parallelo agire in un’ottica pluriennale sull’efficienza della struttura e sulla qualità della spesa, soprattutto incidendo su quella per il personale, che rappresenta il 47,2 per cento del totale anche a causa delle progressive forti riduzioni del bilancio della Farnesina” (come risulta dal notiziario del Ministero, “Spending review. I dati del Ministro degli Esteri. Quello che si taglia” diffuso nel 2012);

i tagli operati negli ultimi anni sul bilancio complessivo, fatti salvi capitoli di spesa quasi intoccabili, come ad esempio quelli relativi al trattamento economico del personale diplomatico e soprattutto alle indennità di sede all’estero, producono lo smantellamento e la chiusura delle sedi consolari all’estero, strumenti essenziali ai fini della proiezione internazionale del nostro Paese e della tutela dovuta ai nostri concittadini all’estero;

considerato che:

il piano presentato dal Ministero nel luglio 2013, intitolato “Riorientamento della rete consolare”, prospetta un calendario di soppressioni strutturato in tre fasi. La prima prevede la soppressione di 7 sedi (agenzie consolari di Sion, Neuchatel e Wettingen, consolato di prima classe di Tolosa, consolati di Alessandria, Scutari e Spalato, entro il 30 novembre 2013), la seconda di 5 sedi (viceconsolato di Mons, consolato generale di Timisoara, e i consolati di Newark, Adelaide e Brisbane, entro il 20 febbraio 2014) e la terza di due sedi (consolati generali di Capodistria e Amsterdam, entro il 30 giugno 2014);

tale piano contraddice quanto indicato dalla Commissione per la spending review, perseverando nella logica dei tagli lineari ai servizi, lasciando inalterata la composizione della spesa, in particolare quella riguardante il personale, confermando l’anomalia del “modello” italiano rispetto agli assetti vigenti negli altri Paesi europei, a cominciare da un rapporto tra personale di ruolo inviato dall’Italia ed inserito nella rete consolare e personale a contratto assunto in loco fortemente sbilanciato a favore del primo;

in occasione dell’elaborazione del piano il Ministero non ha chiesto nessun parere al Consolato generale degli italiani all’estero (CGIE), contravvenendo a quanto prescritto dalla legge 6 novembre 1989, n. 368, all’articolo 3, comma 1: “Il CGIE esprime parere obbligatorio sugli orientamenti del Governo concernenti (…) e) linee di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali”;

oltre alle chiusure pubblicate nel calendario, è stata annunciata la soppressione di altre 23 sedi, tra le quali 3 rappresentanze diplomatiche (ambasciata di Tegucigalpa, rappresentanza Unesco, ambasciata di Reykjavik), 11 uffici consolari (consolati generali di Filadelfia, Nizza e Tripoli, consolati di Detroit, San Gallo, Recife, Maracaibo e Montevideo, agenzie consolari di Moron e Lomas de Zamora), 7 sportelli consolari (Innsbruck, Chambery, Grenoble, Norimberga, Digione, Manchester, Saarbrucken), 5 istituti di cultura (Lione, Lussemburgo, Copenaghen, Salonicco, Stoccarda) e 8 sezioni distaccate di istituti di cultura (Wolfsburg, Washington, Francoforte sul Meno, Vancouver, Ankara, Strasburgo, Grenoble, Innsbruck);

si colpisce complessivamente la metà delle nostre strutture all’estero, in un momento di forte intensificazione di nuovi flussi di mobilità e di emigrazione degli italiani, che necessitano di tutela e servizi di supporto;

la promessa e necessaria apertura di nuove sedi in aree strategiche procede, peraltro, in modo parziale e insufficiente, mentre l’informatizzazione dei servizi conosce lentezze e difficoltà che impediscono di colmare adeguatamente il vuoto che si è determinato;

nulla si è fatto per recuperare risorse chiudendo strutture diplomatiche sovrapposte, modificando il rapporto tra personale di ruolo e personale a contratto secondo standard europei, eliminando sprechi e privilegi, ponendo a rischio la tutela degli interessi del Paese e dei diritti dei cittadini;

il Ministero, pur essendo stato più volte invitato dai parlamentari eletti direttamente dai cittadini italiani all’estero ad aprire un dialogo per condividere dati certi su spese e risparmi e per avviare un confronto sulle necessità e le priorità, ha opposto un atteggiamento di totale chiusura;

il Ministero ha scelto la strada di accentrare i servizi in “hub consolari”, nei quali si concentrerà il corpo diplomatico e il personale inviato in trasferta da Roma, non sviluppando, anzi, forse riducendo, la quota di personale assunto in loco, nonostante sia acclarato che il costo del personale inviato da Roma rappresenta una delle spese maggiori;

la revisione della spesa pone l’obiettivo di portare il rapporto tra il personale di ruolo e il personale assunto in loco a uno a 4, così da ridurre grandemente i costi, senza colpire i servizi offerti dalla rete diplomatico-consolare ma, al contrario, con l’obiettivo di renderli più efficienti e rispondenti alle esigenze e alle aspettative del nostro sistema economico;

la “revisione della spesa con invarianza dei servizi ai cittadini”, così come recita la legge della spending review (di cui al decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012), significa ridurre i costi di funzionamento della rete, non le prestazioni di servizio ai cittadini, ma quanto proposto dal Ministero con il “riorientamento della rete consolare” va nella direzione opposta a questo principio: ad esempio l’applicazione della riduzione prospettata dal Ministero in Svizzera produrrebbe la chiusura di 3 agenzie consolari, con un risparmio annuo stimabile sui 150.000 euro; invece, seguendo il criterio dell’invarianza di servizi e le conclusioni cui la stessa Commissione per la revisione della spesa del Ministero era giunta, si potrebbero riaprire 3 uffici di servizio con un risparmio di circa 3,2 milioni di euro annui,

impegna il Governo:

1) a sospendere immediatamente tutte le decisioni fin qui prese per il riorientamento della rete consolare così come progettato dal Ministero degli affari esteri;

2) a presentare alle competenti Commissioni parlamentari un piano di riorientamento della rete e dei servizi diplomatici consolari seguendo le direttive contenute nella legge sulla revisione della spesa in invarianza dei servizi, nel rapporto della Commissionespending review del Ministero degli affari esteri nel 2012 e nelle linee indicate dal programma di lavoro del commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli. (aise)

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