Dal Michigan ad Orvieto per il festival jazz

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Grandi nomi del jazz internazionale, bellezze artistiche e prelibatezze gastronomiche: è questa la formula che ha reso l’Umbria Jazz Winter, in programma ad Orvieto dal 28 dicembre al primo di gennaio, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di buona musica. La manifestazione, sorella invernale della storica Umbria Jazz di Perugia, propone oltre cento eventi in cinque giorni, trasformando Orvieto in una cittadella della musica, con concerti e jam session dalla mattina fino alla tarda notte.

Nata nel 1993, Umbria Jazz Winter festeggia quest’anno i suoi ventuno anni con un’attenzione particolare ai nuovi talenti e agli artisti d’avanguardia della musica improvvisata di matrice afroamericana. Uno dei punti di forza della manifestazione è la possibilità di assistere ogni giorno a quasi tutti gli artisti in cartellone, che si esibiscono in orari e in luoghi diversi per tutta la durata del festival. Una scelta pensata per i tanti turisti provenienti dalla capitale e dalle zone limitrofe, che permetterà anche a chi si ferma un solo giorno di vivere tutte le emozioni della kermesse. Il direttore artistico Carlo Pagnotta  ha sottolineato come il festival non incontra soltanto il favore del pubblico, ma anche quello degli artisti che vi partecipano, grazie all’atmosfera intima e accogliente della cittadina umbra e alle suggestive location delle esibizioni.

Mai come quest’anno i musicisti intersecheranno le loro esperienze, partecipando a Umbria Jazz Winter in due diversi progetti, seguendo lo spirito più autentico del jazz, basato sullo scambio e sull’interplay. I primi a salire sul palco del Teatro Mancinelli, inaugurando nel migliore dei modi la kermesse, saranno gli Inside Straight, quintetto americano capitanato dal grande contrabbassista  Christian McBride, tre volte vincitore del Grammy Award . Nel gruppo spiccano anche il vibrafonistaWarren Wolf e il sassofonista Steve Wilson. Quest’ultimo si esibirà a partire dal 29 dicembre in duo con il batterista Lewis Nash, il quale scandirà la ritmica anche dell’insolito quartetto con tre virtuosi del clarinetto come Ken Peplowski, Evan Christopher e Anat Cohen.

Uno e trino Warren Wolf che, oltre al quintetto Inside Straight, suonerà a Orvieto per la prima volta nella sua carriera con l’esperto Joe Locke e con il quartetto del pianista Aaron Diehl. Locke sarà protagonista, insieme a Joe La Barbera, Darryl Hall e Roberto Tarenzi, del quintetto del sassofonista Rosario Giuliani che presenterà dal vivo, il giorno di san Silvestro, il suo ultimo album ‘Images’. Di grande interesse è anche la coppia formata dal trombettista Paolo Fresu e dal pianista Uri Caine, che ogni giorno proporranno un concerto diverso per mood e per scelta di brani. La notte di San Silvestro si esibirà anche il decano del jazz tricolore,  il trombettista Enrico Rava,  nell’inedito progetto ‘Standards’ con un quintetto di senatori del jazz italiano, mentre il primo giorno del 2014 sarà accompagnato dai giovani talenti del quintetto ‘Tribe’. Un’altra tromba, quella di Fabrizio Bosso, proporrà un tributo al gospel con il progetto ‘Spiritual’, reinterpretato insieme ai suoi nuovi compagni di viaggio, Alberto Marsico all’organo Hammond e Alessandro Minetto alla batteria.

Dopo averla applaudita quest’estate nell’orchestra di Wynton Marsalis, torna a grande richiesta la cantante Cecile McLorin Salvant, mentre sarà la prima volta al JazzWinter la giovane sassofonista Melissa Aldana (nella foto), artista cilena scoperta da Roberto Gatto a New York e poi  inserita nel suo quartetto americano, la quale ha da poco conquistato il prestigioso ‘Thelonious Monk International Saxophone Competition 2013’. La storica chitarra di Franco Cerri, con Alberto Gurrisi e Fabio Colella, renderà omaggio alla poliedrica figura di Gorni Kramer, direttore d’orchestra, compositore, musicista e autore televisivo italiano, che lanciò nel panorama musicale il giovanissimo Cerri. Esordio a Orvieto per due gruppi: Walter “Wolfman” Washington & The Roadmasters, vera e propria icona della musica di New Orleans dagli anni Settanta e il Viper Mad Trio, sempre dalla Louisiana, con il suo modo originale di interpretare lo swing.

Il gospel, sempre presente all’ Umbria Jazz Winter, quest’anno sarà rappresentato dalla Singletons Family. Pur lontano anni luce dalla tradizione melodica italiana, il gospel è riuscito a imporsi anche nel nostro paese grazie all’universalità del suo messaggio, basato sulla recita di salmi da parte del coro a cui fa da contraltare la voce solista, e alla sua proverbiale energia. Impossibile non lasciarsi coinvolgere da brani  trascinanti come ‘When the saints go marching in’ e ‘Joyful joyful’ o non emozionarsi a capolavori come ‘Amazing grace’ e come l’immancabile ‘Oh happy day’. Per la prima volta a Orvieto saranno presentati al pubblico da Bobby Jones, un’istituzione nel mondo della musica gospel e numerose volte ospite del festival, garanzia assoluta di qualità. I Singletons, originari del Michigan, sono una vera famiglia. I componenti sono tutti figli di un pastore attivissimo nelle comunità della California, dove ha fondato due chiese. Interessanti, infine, le esibizioni quotidiane del gruppo diNick the Nightfly, conosciutissimo dj e conduttore di Radio Montecarlo, che presenterà in esclusiva il suo nuovo album ‘Be yourself’,contenente composizioni originali, tra l quali un brano dal titolo ‘New York’ dedicato al grande crooner Tony Bennett.  Ad accompagnarlo sul palco un gruppo affiatato e di grande qualità,  formato da Amedeo Ariano, Julian Oliver Mazzariello, Jerry Popolo e Francesco Puglisi.

La magia di Orvieto, una delle più belle città dell’Umbria, è uno dei motivi principali del successo di questa manifestazione,  anche in un periodo di ristrettezze economiche come quello attuale.  Location d’eccezione il magnifico Duomo, progettato da Lorenzo Maitani e realizzato tra il Trecento e il Cinquecento, che farà da  cornice  il pomeriggio di Capodanno alla Messa della Pace, impreziosita dalla presenza della musica gospel. I concerti si svolgeranno al Teatro Mancinelli, inaugurato nel 1886, che offre la sintesi dei principali caratteri dell’architettura orvietana, al Palazzo del Popolo, realizzato in pietra basaltica e tufo, al Palazzo dei Sette, eretto a cavallo del Trecento, caratterizzato da volte e archi possenti e affiancato dalla Torre del Papa, a Palazzo Soliano, al cui piano terra si trova il Museo Emilio Greco, con sculture e opere donate alla città dall’ artista. Alcuni eventi saranno ospitati alla Sala del Carmine, una ex chiesa del Trecento che fa parte del più vasto complesso del Carmine e al Ristorante San Francesco, situato in un edificio che ospitò nel Duecento un convento francescano, location del gran cenone di fine anno la notte del 31 dicembre a suon di jazz.

La serata conclusiva della manifestazione, il primo gennaio, è organizzata in collaborazione con ‘Musica Jazz’ e i vincitori del “Top Jazz 2013”, il referendum indetto annualmente dalla prestigiosa rivista jazz italiana, che quest’anno compie 70 anni. Sul palco saliranno Dino Betti van der Noot, vincitore nella categoria Disco dell’anno con ‘The Stuff Dreams Are Made On’, il pianista Franco D’Andrea come musicista dell’anno, l’Enzo Pietropaoli Yatra Quartet come miglior gruppo e Alessandro Lanzoni come miglior nuovo talento.

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